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Menta&Rosmarino- Cucino con voi » September 29, 2017

Daily Archives: September 29, 2017

Lanusei: festival dei culurgionis

I° Festival dei Culurgionis d’Ogliastra: CNA E CONFARTIGIANATO esprimono grande soddisfazione per la Igp ottenuta un anno fa: la pasta fresca può diventare un volano per l’economia di tutto il territorio regionale

Porcu (CNA) e Mameli (Confartigianato): “Ora lavoriamo ad una filiera il più possibile isolana, auspicando che altri prodotti regionali possano ottenere lo stesso prestigioso riconoscimento prima che ci vengano scippati”

In occasione del I° Festival dei Culurgionis d’Ogliastra IGP, che si terrà a Lanusei sabato e domenica prossimi, 30 settembre e 1° ottobre, le più importanti Confederazioni del comparto artigiano in Sardegna, CNA e Confartigianato, ribadiscono la propria soddisfazione per il risultato raggiunto e si complimentano con il Comitato Promotore per l’eccellente lavoro fatto. La denominazione attribuita lo scorso anno consentirà di ottenere ricadute dirette e indirette  in termini di maggior impiego di materia prima – per lo più locale e regionale – ma anche di prodotti utilizzati direttamente o indirettamente per la lavorazione e la vendita. Essendo inoltre, un prodotto la cui chiusura avviene rigorosamente a mano, saranno importanti i risultati in termini di forza lavoro, in particolare di quella femminile. Le imprese coinvolte non saranno infatti solo quelle aderenti al Comitato Promotore, ma potranno utilizzare il logo IGP anche i ristoranti, le aziende agrituristiche, il comparto turistico e quello primario. I culurgiones di Ogliastra sono pronti a spiccare il volo.

Qualunque impresa che si adegui al disciplinare e si renda soggetta ai controlli dell’ente certificatore, all’interno dell’areale di produzione, può apporre il logo della Igp al proprio prodotto – spiega il segretario regionale di Confartigianato Imprese Sardegna, Stefano Mameli -. Questo marchio non è di titolarità di un soggetto o di un altro. E’ un patrimonio che resta a disposizione di un territorio. Dove nessuno è padrone di nulla, ma tutti coloro che hanno le carte in regola, lo possono utilizzare”.

 

La Igp non potrà che generare un’ampia ricaduta nel territorio e da molti punti di vista – aggiunge Francesco Porcu, segretario regionale della CNA Sardegna. I Culurgionis saranno infatti quell’elemento che passando per la tavola di italiani e stranieri porterà il nome dell’Ogliastra ovunque, generando ampie ricadute anche in termini di visibilità del territorio”.

 

Il valore alla produzione Dop e Igp del comparto Food e Wine in Italia nel 2016 è pari a 13,4 miliardi di euro, con una crescita del 4% su base annua, e un peso del 10% sul fatturato totale dell’industria agroalimentare nazionale. La dinamica è ancora più evidente nei mercati esteri: le esportazioni sono infatti pari a 7,1 miliardi di euro e segnano una crescita di oltre l’8% su base annua e il 21% sul totale dell’export italiano. Ci sono prodotti come la Finocchiona che dopo aver ottenuto la Igp nel 2015 hanno registrato un aumento della produzione del 38% in un anno. Stesso felice destino per la Coppa Piacentina e la Pancetta Piacentina Dop che negli ultimi 10 anni – nonostante la fase economica recessiva generale – hanno registrato un aumento di produzione del 170%. O il Salame Piacentino Dop, che nello stesso periodo ha avuto un incremento a tre cifre percentuali.

 

Questi esempi dimostrano quanto possa essere importante per un prodotto, acquisire una denominazione – spiegano i rappresentanti delle due associazioni artigiane -: sfruttando l’attuale trend di mercato che vede oggi il consumatore particolarmente attento al prodotto di qualità – sottolineano Porcu e Mameli – dovremmo riiniziare a parlare subito della tutela delle altre nostre specialità regionali”.

 

La Sardegna vanta specialità uniche al mondo, come le panade, il carasau, gli andarinos, le lorighittas, le seadas, sufilindeu e moltissime altre ancora. Eppure la nostra regione è la Cenerentola d’Italia per numero di denominazioni. Ne abbiamo solo 8 nel food, tra dop e Igp, mentre sono 42 quelle dell’Emilia Romagna, 36 del Veneto, 33 della Lombardia, solo per fare degli esempi. “Non possiamo pensare che queste regioni abbiano davvero un patrimonio gastronomico superiore al nostro – aggiungono i rappresentanti di CNA e Confartigianato -. Sono però certamente molto più capaci di valorizzarlo. Dovremmo dunque seguire il loro esempio e lavorare alacremente su questo fronte con il coinvolgimento di tutti: soggetti pubblici e privati, comparto del primario e della trasformazione. Dobbiamo riprendere il discorso delle filiere locali, della tutela, della promozione – concludono Porcu e Mameli -. Il rischio infatti è anche che certe specialità ci vengano scippate da territori più dinamici su questo fronte o da grossi gruppi industriali, estranei alla nostra economia”.

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Festa dei nonni torta di cioccolato

 

Il 2 ottobre è la festa dei nonni e per un’occasione così speciale prepariamo una torta di cioccolato. Golosa e buonissima la torta di cioccolato è arricchita con dello yogurt che la rende morbida ed umida. Possiamo prepararla e gustarla in compagnia dei nostri nonni dopo averla ben confezionata utilizzando un vassoio colorato. 
Inoltre, può essere il nostro regalo per il 2 ottobre giorno nel quale ricorre anche la festa degli angeli custodi. Se si desidera renderla ancora più bella si può decorare con una spolverata di zucchero a velo.
Per questa ricetta abbiamo usato il cioccolato fondente che regala un sapore intenso ma è possibile sostituirlo con il cioccolato al latte.
La festa dei nonni, celebrata in tutto il mondo, in Italia è stata istituita nel luglio del 2005 con una legge ad hoc. L’intento è stato evidenziare l’importanza sociale e culturale dei nonni che sono a fondamento della società. 
Dedichiamoci ora alla torta di cioccolato per la festa dei nonni.
Ingredienti:
300 grammi di farina
2 uova
40 grammi di burro
100 grammi di yogurt bianco naturale
100 grammi di zucchero 
200 grammi di cioccolato fondente
1 bustina di lievito per dolci
Setacciamo la farina in una terrina capiente e separiamo i tuorli dagli albumi. Lavoriamo i rossi con lo zucchero fino ad avere un composto sodo e mettiamo il cioccolato spezzettato a fondere col burro, tenendo la fiamma bassa. Appena il cioccolato si scioglie spegniamo e lasciamo freddare. Versiamo lentamente i tuorli nella farina, mescolando con un cucchiaio; aggiungiamo poi lo yogurt ed il cioccolato continuando a lavorare.
Montiamo con le fruste elettriche gli albumi a neve ed incorporiamoli delicatamente al resto del composto, mettiamo il lievito e giriamo. Imburriamo una tortiera, versiamo il tutto ed inforniamo per circa 30 minuti a 180 gradi. Facciamo la prova stecchino, lasciamo freddare e sforniamo.

 

 

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Slow Food: menu for change per cambiare il sistema alimentare

Slow Food dalla Cina: «Cambiamo il sistema alimentare, fermiamo il cambiamento climatico»
Dal Congresso internazionale a Chengdu, in Cina, Slow Food lancia Menu for Change, la campagna per fermare il cambiamento climatico

«Siamo tutti coinvolti: il cambiamento climatico è una crisi presente che richiede uno sforzo immediato e corale dell’umanità. Ogni nostra scelta farà la differenza, perché il motore del cambiamento è la somma delle nostre azioni individuali».

 

Dalla Cina, in occasione del settimo Congresso di Slow Food, a Chengdu da oggi a domenica 1 ottobre, di fronte ai 400 delegati in rappresentanza della rete di Slow Food e Terra Madre da 90 Paesi, Carlo Petrini, presidente Slow Food, ribadisce che il riscaldamento globale è una realtà, non riguarda un futuro indefinito, e i suoi effetti si avvertono già nel presente. Di qui l’esigenza di rafforzare il messaggio del movimento: «Per Slow Food è un dovere occuparsi di cambiamento climatico: non esiste qualità del cibo, non esiste bontà, senza rispetto dell’ambiente, delle risorse e del lavoro. Non va dimenticato che la produzione di cibo e la sua distribuzione incidono per un quinto sul riscaldamento del pianeta».

 

In tutto il mondo, Slow Food lancia oggi Menu for Change, la prima campagna di comunicazione e raccolta fondi internazionale che mette in relazione cibo e cambiamento climatico. Le emissioni agricole di produzione vegetale e animale sono tra le principali fonti di gas-serra, tra cui anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O): il sistema di produzione alimentare industriale è tra le prime cause del riscaldamento del pianeta, mentre le prime vittime di questa catastrofe annunciata sono l’agricoltura familiare, le economie pastorali e la pesca artigianale.

 

Occorre molta fantasia per immaginare le alternative possibili e costruire nuove soluzioni. Slow Food con Menu for Change vuole dimostrare che proprio a partire dal cibo ognuno di noi può e deve fare la differenza per frenare questo fenomeno le cui soluzioni non sono più rinviabili: bisogna agire ora. Noi lo faremo a modo nostro: raccontando le risposte della nostra rete e di come Slow Food sostiene e valorizza questo sistema di produzione alimentare, praticato in armonia con le risorse della natura, scendendo in campo per la tutela della biodiversità, con l’educazione alimentare e ambientale, sensibilizzando tutti gli attori della filiera e cercando di influenzare la politica a tutti i livelli.

 

Non abbiamo più tempo, Harvey, Irma, la siccità, il fenomeno migratorio, le bombe d’acqua che ci sorprendono nel sonno, le vendemmie anticipate, il crollo delle produzioni, la mancanza di erba fresca o il rientro anticipato dagli alpeggi, l’acidificazione e l’innalzamento dei mari, la presenza di animali prima inesistenti a determinate latitudini, la desertificazione e il progressivo impoverimento dei suoli sono il volto del cambiamento climatico. Non sono eventi record da registrare negli annali, sono la normalità che ci aspetta. E le cause sono da rintracciare nell’attività antropica e soprattutto nelle emissioni di gas-serra.

 

Il settore agricolo è responsabile del 21 – 24% (Fao 2015) delle emissioni totali, a fronte del 37% di quello energetico, 14% dei trasporti e l’11% dell’industria. Nel settore agroalimentare, la fonte principale di emissioni di gas-serra arriva dall’allevamento zootecnico che (vedi l’assurda crescita degli allevamenti intensivi) da solo, produce il 40% delle emissioni dell’intero settore. A questa fonte segue quella della distribuzione di fertilizzanti sintetici: 13% delle emissioni agricole (725 Mt CO2 eq.).

 

E il conto da pagare è salatissimo, soprattutto in alcune zone del mondo. «Nonostante siano tra i minori produttori di gas serra, l’Africa e i paesi più deboli sono i primi a scontare le conseguenze del riscaldamento globale. E i primi a pagarne le conseguenze sono contadini, pastori e comunità indigene costretti quindi a migrare. Con la promozione dell’agroecologia, la tutela della biodiversità, stando a fianco dei produttori sul campo, Slow Food in Africa e in tutto il mondo contribuisce a sviluppare pratiche di mitigazione e adattamento. Molto deve essere fatto e Slow Food non può vincere da sola» interviene John Kariuki, vicepresidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità.

 

Risponde il cinese Tiejun Wen, decano esecutivo dell’Istituto di studi avanzati per la sostenibilità, Renmin University, e Istituto per la ricostruzione rurale, Southwest University: «Per affrontare i cambiamenti in atto è necessario lavorare sull’integrazione fra il contesto urbano e quello rurale. In Cina, il sistema fondato sullo sviluppo delle aree urbane spesso non è in grado di rispondere alle istanze delle aree rurali, che vanno valorizzate nelle proprie specificità. Tre concetti vanno posti al centro di questo sviluppo: la solidarietà per i diritti dei contadini, la sicurezza agricola ecologica, la sostenibilità ambientale rurale. E per far ciò bisogna passare da un modello politico fondato sul capitale a uno fondato sulle persone».

 

E dalla nostra rete, arriva l’intervento di Mbaye Diongue, immigrato senegalese in Italia: «In Senegal, le conseguenze devastanti del cambiamento climatico hanno già iniziato un percorso insidioso e inarrestabile nelle zone costiere, come Bargny o Saint-Louis, dove interi quartieri sono stati inghiottiti dal mare che avanza. La grande domanda che riguarda noi africani, e in generale i paesi poveri o in via di sviluppo, è se abbiamo meritato tutto questo, dove stia la nostra colpa. In Africa, abbiamo contribuito poco o niente al cambiamento climatico. Perché dobbiamo subirlo senza avere gli strumenti, i mezzi, la capacità reale di far fronte ai cambiamenti in corso?».

 

Anche in Italia, il comparto agricolo è un emettitore netto di gas-serra e contribuisce per circa il 7% alle emissioni totali nazionali. E anche in Italia gli effetti del cambiamento climatico minano le nostre produzioni più preziose: «L’Europa ha passato l’estate con una drammatica siccità interrotta da improvvise alluvioni che hanno causato disastri idrogeologici, colpendo soprattutto le zone rurali più indifese. E il paradosso è che proprio l’agricoltura industriale contribuisce alle incessanti emissioni che scaldano il pianeta. Ma esistono modelli agricoli differenti. Bisogna agire. I governi con gli obiettivi globali di contenimento delle emissioni, ciascuno di noi con le proprie scelte quotidiane» auspicaFrancesco Sottile, docente di Coltivazioni arboree e Arboricoltura speciale presso l’Università di Palermo.

 

«Ridurre le emissioni non può più essere una possibilità da rimandare, è un obbligo. E ognuno deve intervenire: eliminiamo del tutto gli sprechi, soprattutto alimentari. Ogni europeo spreca 179 kg di cibo ogni anno. Pensate che il cibo buttato consuma una quantità d’acqua pari al flusso del fiume Volga e utilizza inutilmente 1,4 miliardi di ettari di terreno – quasi il 30% della superficie agricola mondiale. Tradotto in emissioni? Lo spreco alimentare è responsabile della produzione di 3,3 miliardi di tonnellate di gas-serra (ndr, Fao 2015). Cerchiamo di prediligere prodotti di prossimità, di mangiare poca carne ed evitare quella che arriva da allevamenti intensivi. E poi poniamoci poche e semplici domande: come è stato prodotto il cibo che condivido con la mia famiglia? Da dove arriva? Di quanta energia e di quanta acqua ha avuto bisogno? Slow Food lavora per divulgare questa conoscenza e per valorizzare e sostenere quelle produzioni che scelgono pratiche agricole e produttive resilienti ed ecologiche, le uniche che possono contribuire alla mitigazione e all’adattamento al cambiamento climatico. Aiutateci a portare avanti i nostri progetti, anche una piccola donazione fa la differenza» conclude Carlo Petrini.

 

Le dichiarazioni qui riportate hanno fatto da preludio all’inizio dei lavori del settimo Congresso Internazionale di Slow Food che si concluderà domenica 1 ottobre con la proclamazione del presidente e della nuova dirigenza dell’associazione, oltre al programma che contraddistinguerà l’attività di Slow Food nei prossimi anni.

I lavori si possono seguire in streaming su http://c.m.163.com/news/l/154304.html

 

Il Congresso di Slow Food è organizzato da Slow Food, Chengdu Municipal Commission of Commerce e Slow Food Great China ed è possibile anche grazie a partner che credono nelle attività dell’associazione: Autogrill, Colussi, Pastificio Di Martino, Easy Home, Eataly, Eatown, Imperia, La Spinetta, Lavazza e Xibei. Partner legale BLB Studio Legale, Service Provider Somos.

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