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Author Archives: Hamlet

Aggiungi un piatto a tavola per il Banco Alimentare

Si chiude la campagna solidale di Dash “Aggiungi un piatto a tavola” a sostegno di Banco Alimentare

 

Più di 5 milioni di pasti distribuiti a persone in difficoltà in soli due anni di collaborazione con Banco Alimentare

 

Si è conclusa con successo la campagna “Aggiungi un piatto a tavola”, un’iniziativa di Dash in collaborazione con Fondazione Banco Alimentare Onlus, che quest’anno ha consentito di distribuire più di 2 milioni e mezzo di pasti – equivalenti a più di 1.250.000 kg di cibo* – alle persone che vivono in condizioni di povertà in Italia.  Questi si sommano agli oltre 3 milioni di pasti distribuiti nel 2016, quando è partito il progetto, raggiungendo e superando il traguardo di 5 milioni di pasti distribuiti, equivalenti a più di 2.500.000 kg di alimenti, in solo due anni grazie a questa iniziativa.

 

Dash conferma ancora una volta il proprio impegno in ambito sociale a supporto delle famiglie, portando un aiuto tangibile alle persone in difficoltà nel nostro Paese, dove oltre 8,4 milioni di persone sono in stato di povertà, di cui 4 milioni e 742 mila in condizione di povertà assoluta (fonte: Istat, La povertà in Italia anno 2016, 13 luglio 2017).

Quest’anno la campagna di Dash “Aggiungi un piatto a tavola” ha consentito di distribuire per l’esattezza 2.741.203 pasti. Dall’avvio del progetto nel 2016 ad oggi, è stato così possibile distribuire 5.542.632 pasti a persone bisognose tramite gli oltre 8.000 enti caritativi convenzionati con Banco Alimentare in tutta Italia.

 

Un aiuto che è stato possibile anche grazie al grande supporto delle famiglie italiane che hanno acquistato i prodotti Dash con logo Dash per Banco Alimentare tra Marzo e Maggio 2017. Per ogni acquisto dei prodotti Dash venduti in promozione con logo Dash per Banco Alimentare, P&G ha donato infatti a Banco Alimentare la somma equivalente al costo sostenuto per recuperare e distribuire un pasto (pari a 500gr di alimenti).

 

 “Siamo molto orgogliosi dei risultati ottenuti con questa iniziativa, oltre 5 milioni di pasti distribuiti in tutta Italia in soli 2 anni, e del sostegno concreto dato a Banco Alimentare nella sua missione contro la povertà alimentare – ha dichiarato Sami Kahale, Presidente e Amministratore Delegato P&G Sud Europa – Da quasi 180 anni P&G è attenta a migliorare le condizioni delle comunità in cui opera in tutto il mondo e questa iniziativa è una testimonianza concreta del ruolo importante che i nostri prodotti possono svolgere per migliorare il benessere di coloro che hanno più bisogno e offrire aiuto alle persone che vivono in condizioni di disagio anche in Italia”.

 

“Siamo molto felici che P&G abbia rinnovato la collaborazione con Banco Alimentare anche nel 2017. Questo sottolinea la sensibilità e il coinvolgimento dell’azienda nei confronti della nostra mission contro la povertà alimentare. “Aggiungi un piatto a tavola” rappresenta un ulteriore passo avanti nella collaborazione con P&G che mi auguro possa continuare ed ampliarsi anche negli anni a venire. Un doveroso ringraziamento va a tutte le persone che acquistando i prodotti di Dash per Banco Alimentare hanno consentito il raggiungimento di un risultato davvero straordinario – così Andrea Giussani, Presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus”.

 

*secondo uno standard adottato dalla “Federation Francaise des Banques Alimentaires”, 500 gr di eccedenze alimentari corrispondono convenzionalmente a “un pasto”.

 

Gli italiani, popolo conviviale e solidale

L’importante traguardo raggiunto dalla collaborazione di DASH e Banco Alimentare conferma ancora una volta la predisposizione degli italiani sul tema della solidarietà, indagato anche dalla ricerca sociologica “Per chi aggiungi un piatto a tavola?”. Tra i risultati emersi dalla ricerca, commissionata da DASH all’istituto di ricerca Demia a inizio 2017, si evidenzia che per gli italiani convivialità e solidarietà rappresentano un vero e proprio stile di vita: il 92% pensa infatti che consumare pasti insieme rappresenti il modo migliore per conoscere le persone, quasi 9 italiani su 10 (l’89%) aggiunge volentieri un coperto in più a tavola all’ultimo momento per un amico o un parente e l’87% vive con gioia la condivisione di un pasto con qualcuno. Parlando invece di solidarietà, quasi 8 italiani su 10 (il 77%) condividono l’idea che tutti dovrebbero offrire un pasto a chi ne ha bisogno. In questo senso, quasi 6 persone su 10, con frequenza e modalità differenti, hanno anche offerto un pasto a chi non ne avrebbe avuto uno a fine giornata. Questa forma di solidarietà e generosità coinvolge soprattutto le persone più giovani (Millennials e Generazione X), le regioni meridionali e le Isole.

 

L’impegno sociale di Dash, una storia che parte da lontano

L’iniziativa sviluppata in collaborazione con Fondazione Banco Alimentare ONLUS è solo l’ultima di una serie di progetti realizzati da Dash nel campo dello sviluppo sostenibile, con l’obiettivo di entrare in un più stretto contatto con la comunità e di prendere impegni concreti nei confronti della collettività. In oltre 25 anni di impegno sociale, Dash è stato in grado di costruire insieme agli italiani un rapporto di fiducia e vicinanza che ha messo al servizio di diversi partner e organizzazioni di volontariato per realizzare iniziative in grado di portare vantaggi concreti a tanti bambini, famiglie, comunità.

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Macchina Caffè Illy: per un gustoso caffè a casa, proprio come al bar

C’è chi pensa che le macchine per il caffè pensate per un utilizzo casalingo siano tutte uguali. Possiamo invece assicurarvi che non è affatto così. Ci sono alcune macchine infatti che sono molto più tecnologiche e innovative rispetto alle altre oggi disponibili sul mercato e che vi offrono la possibilità di gustare a casa un caffè eccezionale, proprio come al bar. Che cosa deve avere una tazza di caffè per poter essere equiparata a quella del vostro bar preferito? Deve essere gustosa ovviamente, ma in modo equilibrato, e il suo aroma deve essere ricco, vellutato, capace di avvolgere il palato. Non solo, deve anche essere un caffè davvero molto cremoso.

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World Pasta Day: a Sorrento è spaghetti al pomodoro

Il Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrentosimbolo dell’ospitalità di lusso italiana, si unisce all’hot topic del momento per celebrare il World Pasta Day il prossimo 25 ottobre, con un omaggio al piatto più amato dagli italiani (e non solo) proponendo una ricetta esclusiva dello Chef Antonino Montefusco “Il mio Ghiribizzo: 22 volte pomodoro”.

“Il piatto di pasta, per chi è nato e cresciuto in Campania è per antonomasia lo spaghetto al pomodoro”, racconta Montefusco, “Per anni ho pensato di proporlo nella mia cucina e ho sperimentato varie soluzioni: non volevo proporre una rivisitazione, ma una sorta di omaggio, servendolo in maniera originale e personale.

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Fairtrade: la spesa consapevole

Da sabato 14 fino al 29 ottobre la spesa etica diventa più conveniente con Fairtrade

Prodotti del commercio equo protagonisti della campagna nazionale per gli acquisti sostenibili. Sconti in migliaia di punti vendita di tutto il territorio nazionale.

 

Padova, 10 ottobre 2017. Ottobre si conferma il mese clou per scegliere la spesa solidale: tornano anche quest’anno le Settimane Fairtrade, durante le quali i prodotti del commercio equo certificato saranno in promozione in migliaia di punti vendita del territorio nazionale. Partner dell’iniziativa supermercati, ipermercati e negozi del biologico, che ospiteranno iniziative per invitare i consumatori afare acquisti sostenibili. Basta un semplice gesto quotidiano per fare la differenza. E cambiare il mondo, anche nel proprio piccolo, di un po’.

Caffè, banane, zucchero, biscotti, succhi di frutta e molto altro ancora: la gamma tra cui i consumatori possono scegliere è ampia. Quelli del commercio equo sono prodotti unici per la storia di giustizia che hanno alle spalle: parlano di rispetto dei diritti dei lavoratori e delle comunità, ma anche dell’impegno per un’imprenditoria più attenta all’ambiente. Ecco cosa ne pensa in proposito la famiglia Blandòn, coltivatori di caffè della zona di san Lorenzo in Colombia.

Come trovare i prodotti giusti? Occhio al marchio. Scegliere i prodotti a marchio Fairtrade significa optare per un sistema di certificazione, sinonimo di garanzia di affidabilità per il consumatore, e terzietà nelle procedure di controllo. Il circuito assicura che i prodotti che si trovano a scaffale provengano da filiere in cui i contadini e i lavoratori hanno ricevuto un prezzo minimo stabile tale da coprire tutti i costi medi di produzione sostenibile, il Prezzo Minimo Fairtrade. Inoltre, grazie a Fairtrade, ai produttori viene corrisposto il pagamento di un margine di guadagno aggiuntivo, il Premio Fairtrade, per avviare progetti di sviluppo democraticamente decisi dalle comunità. Si tratta ad esempio di programmi sociali, sanitari, di salvaguardia dell’ambiente o di miglioramento della produzione.

Durante le settimane, focus sui programmi in cui Fairtrade è impegnato in prima linea: percorso verso un salario dignitosoparità di genere, lotta al lavoro minorile, supporto ai produttori sul fronte del cambiamento climatico.

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Slow Food: menu for change per cambiare il sistema alimentare

Slow Food dalla Cina: «Cambiamo il sistema alimentare, fermiamo il cambiamento climatico»
Dal Congresso internazionale a Chengdu, in Cina, Slow Food lancia Menu for Change, la campagna per fermare il cambiamento climatico

«Siamo tutti coinvolti: il cambiamento climatico è una crisi presente che richiede uno sforzo immediato e corale dell’umanità. Ogni nostra scelta farà la differenza, perché il motore del cambiamento è la somma delle nostre azioni individuali».

 

Dalla Cina, in occasione del settimo Congresso di Slow Food, a Chengdu da oggi a domenica 1 ottobre, di fronte ai 400 delegati in rappresentanza della rete di Slow Food e Terra Madre da 90 Paesi, Carlo Petrini, presidente Slow Food, ribadisce che il riscaldamento globale è una realtà, non riguarda un futuro indefinito, e i suoi effetti si avvertono già nel presente. Di qui l’esigenza di rafforzare il messaggio del movimento: «Per Slow Food è un dovere occuparsi di cambiamento climatico: non esiste qualità del cibo, non esiste bontà, senza rispetto dell’ambiente, delle risorse e del lavoro. Non va dimenticato che la produzione di cibo e la sua distribuzione incidono per un quinto sul riscaldamento del pianeta».

 

In tutto il mondo, Slow Food lancia oggi Menu for Change, la prima campagna di comunicazione e raccolta fondi internazionale che mette in relazione cibo e cambiamento climatico. Le emissioni agricole di produzione vegetale e animale sono tra le principali fonti di gas-serra, tra cui anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O): il sistema di produzione alimentare industriale è tra le prime cause del riscaldamento del pianeta, mentre le prime vittime di questa catastrofe annunciata sono l’agricoltura familiare, le economie pastorali e la pesca artigianale.

 

Occorre molta fantasia per immaginare le alternative possibili e costruire nuove soluzioni. Slow Food con Menu for Change vuole dimostrare che proprio a partire dal cibo ognuno di noi può e deve fare la differenza per frenare questo fenomeno le cui soluzioni non sono più rinviabili: bisogna agire ora. Noi lo faremo a modo nostro: raccontando le risposte della nostra rete e di come Slow Food sostiene e valorizza questo sistema di produzione alimentare, praticato in armonia con le risorse della natura, scendendo in campo per la tutela della biodiversità, con l’educazione alimentare e ambientale, sensibilizzando tutti gli attori della filiera e cercando di influenzare la politica a tutti i livelli.

 

Non abbiamo più tempo, Harvey, Irma, la siccità, il fenomeno migratorio, le bombe d’acqua che ci sorprendono nel sonno, le vendemmie anticipate, il crollo delle produzioni, la mancanza di erba fresca o il rientro anticipato dagli alpeggi, l’acidificazione e l’innalzamento dei mari, la presenza di animali prima inesistenti a determinate latitudini, la desertificazione e il progressivo impoverimento dei suoli sono il volto del cambiamento climatico. Non sono eventi record da registrare negli annali, sono la normalità che ci aspetta. E le cause sono da rintracciare nell’attività antropica e soprattutto nelle emissioni di gas-serra.

 

Il settore agricolo è responsabile del 21 – 24% (Fao 2015) delle emissioni totali, a fronte del 37% di quello energetico, 14% dei trasporti e l’11% dell’industria. Nel settore agroalimentare, la fonte principale di emissioni di gas-serra arriva dall’allevamento zootecnico che (vedi l’assurda crescita degli allevamenti intensivi) da solo, produce il 40% delle emissioni dell’intero settore. A questa fonte segue quella della distribuzione di fertilizzanti sintetici: 13% delle emissioni agricole (725 Mt CO2 eq.).

 

E il conto da pagare è salatissimo, soprattutto in alcune zone del mondo. «Nonostante siano tra i minori produttori di gas serra, l’Africa e i paesi più deboli sono i primi a scontare le conseguenze del riscaldamento globale. E i primi a pagarne le conseguenze sono contadini, pastori e comunità indigene costretti quindi a migrare. Con la promozione dell’agroecologia, la tutela della biodiversità, stando a fianco dei produttori sul campo, Slow Food in Africa e in tutto il mondo contribuisce a sviluppare pratiche di mitigazione e adattamento. Molto deve essere fatto e Slow Food non può vincere da sola» interviene John Kariuki, vicepresidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità.

 

Risponde il cinese Tiejun Wen, decano esecutivo dell’Istituto di studi avanzati per la sostenibilità, Renmin University, e Istituto per la ricostruzione rurale, Southwest University: «Per affrontare i cambiamenti in atto è necessario lavorare sull’integrazione fra il contesto urbano e quello rurale. In Cina, il sistema fondato sullo sviluppo delle aree urbane spesso non è in grado di rispondere alle istanze delle aree rurali, che vanno valorizzate nelle proprie specificità. Tre concetti vanno posti al centro di questo sviluppo: la solidarietà per i diritti dei contadini, la sicurezza agricola ecologica, la sostenibilità ambientale rurale. E per far ciò bisogna passare da un modello politico fondato sul capitale a uno fondato sulle persone».

 

E dalla nostra rete, arriva l’intervento di Mbaye Diongue, immigrato senegalese in Italia: «In Senegal, le conseguenze devastanti del cambiamento climatico hanno già iniziato un percorso insidioso e inarrestabile nelle zone costiere, come Bargny o Saint-Louis, dove interi quartieri sono stati inghiottiti dal mare che avanza. La grande domanda che riguarda noi africani, e in generale i paesi poveri o in via di sviluppo, è se abbiamo meritato tutto questo, dove stia la nostra colpa. In Africa, abbiamo contribuito poco o niente al cambiamento climatico. Perché dobbiamo subirlo senza avere gli strumenti, i mezzi, la capacità reale di far fronte ai cambiamenti in corso?».

 

Anche in Italia, il comparto agricolo è un emettitore netto di gas-serra e contribuisce per circa il 7% alle emissioni totali nazionali. E anche in Italia gli effetti del cambiamento climatico minano le nostre produzioni più preziose: «L’Europa ha passato l’estate con una drammatica siccità interrotta da improvvise alluvioni che hanno causato disastri idrogeologici, colpendo soprattutto le zone rurali più indifese. E il paradosso è che proprio l’agricoltura industriale contribuisce alle incessanti emissioni che scaldano il pianeta. Ma esistono modelli agricoli differenti. Bisogna agire. I governi con gli obiettivi globali di contenimento delle emissioni, ciascuno di noi con le proprie scelte quotidiane» auspicaFrancesco Sottile, docente di Coltivazioni arboree e Arboricoltura speciale presso l’Università di Palermo.

 

«Ridurre le emissioni non può più essere una possibilità da rimandare, è un obbligo. E ognuno deve intervenire: eliminiamo del tutto gli sprechi, soprattutto alimentari. Ogni europeo spreca 179 kg di cibo ogni anno. Pensate che il cibo buttato consuma una quantità d’acqua pari al flusso del fiume Volga e utilizza inutilmente 1,4 miliardi di ettari di terreno – quasi il 30% della superficie agricola mondiale. Tradotto in emissioni? Lo spreco alimentare è responsabile della produzione di 3,3 miliardi di tonnellate di gas-serra (ndr, Fao 2015). Cerchiamo di prediligere prodotti di prossimità, di mangiare poca carne ed evitare quella che arriva da allevamenti intensivi. E poi poniamoci poche e semplici domande: come è stato prodotto il cibo che condivido con la mia famiglia? Da dove arriva? Di quanta energia e di quanta acqua ha avuto bisogno? Slow Food lavora per divulgare questa conoscenza e per valorizzare e sostenere quelle produzioni che scelgono pratiche agricole e produttive resilienti ed ecologiche, le uniche che possono contribuire alla mitigazione e all’adattamento al cambiamento climatico. Aiutateci a portare avanti i nostri progetti, anche una piccola donazione fa la differenza» conclude Carlo Petrini.

 

Le dichiarazioni qui riportate hanno fatto da preludio all’inizio dei lavori del settimo Congresso Internazionale di Slow Food che si concluderà domenica 1 ottobre con la proclamazione del presidente e della nuova dirigenza dell’associazione, oltre al programma che contraddistinguerà l’attività di Slow Food nei prossimi anni.

I lavori si possono seguire in streaming su http://c.m.163.com/news/l/154304.html

 

Il Congresso di Slow Food è organizzato da Slow Food, Chengdu Municipal Commission of Commerce e Slow Food Great China ed è possibile anche grazie a partner che credono nelle attività dell’associazione: Autogrill, Colussi, Pastificio Di Martino, Easy Home, Eataly, Eatown, Imperia, La Spinetta, Lavazza e Xibei. Partner legale BLB Studio Legale, Service Provider Somos.

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Guide del Gusto: tra arte e sapori

“Guide di gusto”: le città d’arte nelle grandi guide gastronomiche.

Michelin, Espresso, Gambero Rosso, Slow Food e le loro indicazioni per le città d’arte: un percorso da gourmet tra stelle, cappelli e forchette

Chiocciole, cappelli o forchette? Il mondo delle guide gastronomiche italiane è vario e movimentato e molto spesso anche ricco di curiosità e retroscena. Le città d’arte, rinomate mete enogastronomiche, non potevano mancare da nessuna delle più famose. Iniziate con noi questo viaggio tra le recensioni: le città d’arte della pianura padana sanno farsi apprezzare a tavola, nelle pause tra un museo e un monumento!

Prima di entrare nei dettagli delle singole città e dei locali indicati per ognuna, una citazione a parte va fatta per l’Osteria Francescana di Massimo Bottura, a Modena. Miglior ristorante del mondo secondo “The World’s 50 best restaurants 2016”, nel 2017 è ancora ai vertici delle classifiche di tutte le guide nazionali e internazionali. L’Osteria nel centro storico di Modena, dove assaporare una cucina definita come “collisione di idee, tecniche e culture” fa storia a sé, nel panorama delle esperienze enogastronomiche consigliate dalle Guide.

Cominciando per anzianità è la Guida Michelin (https://www.viamichelin.it/web/Ristoranti) la prima compagna di questo viaggio nelle città d’arte. André ed Edouard Michelin sono stati i fondatori dell’azienda di pneumatici Michelin. Fu ad André che venne in mente di scrivere una guida che aiutasse i pochi automobilisti dell’epoca – si parla del 1900 – nei loro viaggi, per trovare con facilità luoghi dove dormire, mangiare, fare rifornimento o riparare l’auto: nacque così la Guida Michelin, dalla caratteristica copertina rossa. Solo nel 1957 la guida arrivò a comprendere tutta l’Italia e nel 1959 si contavano già 81 locali insigniti di una stella. Le famose stelle Michelin nascono dopo una serie di scrupolosi controlli. Sia per i ristoranti che per gli alberghi gli ispettori si attengono a 5 principi: visite anonime, indipendenza del giudizio, selezioni per categoria di prezzo e di comfort, aggiornamento annuale e omogeneità. Sono 58 i ristoranti stellati lombardi e 22 quelli dell’Emilia Romagna, comprendendo sia le città capoluogo che le loro province.

La guida del Gambero Rosso prende il suo nome dalla favola di Pinocchio: è l’osteria dove il Gatto e la Volpe portano il burattino, prima di arrivare al Campo dei Miracoli. Gambero Rosso è oggi un gruppo editoriale multimediale, con un canale TV e diverse pubblicazioni al suo attivo: la sua Guida è nata nel 1990, dopo il successo ottenuto con la guida dei Vini d’Italia. Le sue recensioni segnalano birrerie e bistrot, non solo ristoranti. Qui si trovano, per la Lombardia, le recensioni per la Trattoria Ressi di Pavia, l’osteria La Sosta di Cremona e La Coldana di Lodi che è un anche un “beerstot” oltre che un ristorante. Monza ha ben cinque citazioni mentre Brescia arriva a sette. Per Brescia segnaliamo che esiste un elenco di ristoranti, trattorie e pizzerie citate nelle guide, che si può consultare sul sito istituzionale: http://www.turismobrescia.it/it/content/i-ristoranti-delle-guide-enogastronomicheIn Emilia Romagna Parma spicca per l’alto numero di locali recensiti, 11 in totale. Tra questi Inkiostro e Parizzi, insigniti anche di una stella Michelin. Segue Modena, con 8 locali. In città L’Erba del Re, in via Castel Maraldo 45, annovera tra i riconoscimenti una stella Michelin, due cappelli della Guida L’Espresso e due forchette del Gambero Rosso; alti anche i punteggi del Gambero Rosso per Hosteria Giusti e Strada facendo. Reggio Emilia e Piacenza seguono, rispettivamente con tre e due locali citati.

La Guida dell’Espresso esprime in “cappelli” i propri pareri: si va dai 5 cappelli “il meglio in assoluto” fino al singolo cappello, simbolo di una “buona cucina”. Come anticipato i 5 cappelli sono per Massimo Bottura; Miramonti l’Altro e Villa Feltrinelli, oltre alla doppia stella Michelin ottengono anche i tre cappelli, che stanno a significare “cucina ottima”. I già citati Erba del Re e Inkiostro ottengono due cappelli, simbolo di “cucina di qualità e di ricerca”. Regione per regione, i cappelli assegnati si possono consultare sulla guida on line: http://temi.repubblica.it/espresso-espresso-guide-ristoranti-2017/2016/10/18/i-ristoranti-regione-per-regione/

 

Guida Osterie d’Italia 2017 di Slow Food (http://www.slowfood.it/osterie-ditalia-2017-tutte-le-chiocciole/) assume come criterio fondamentale la ricerca di locali con cucina di tradizione e cibo buono, pulito e giusto. Altri criteri di classificazione sono le fasce di prezzo: di recente sono state istituite 3 fasce: sotto i 25€, dai 26 ai 35€ e oltre i 35€. Parma compare nell’edizione 2017 con due indirizzi: Ai due Platani, segnalato anche dalla Guida Michelin per il buon rapporto qualità/prezzo, e la trattoria Antichi Sapori.

Infine una guida un po’ diversa, non solo per il nome: il Mangiarozzo. Presente nel panorama editoriale da più di 10 anni, questa guida considera 4 requisiti per la recensione: essere in un luogo storico o una tavola storica; fare cucina di tradizione e di territorio; avere una gestione/servizio familiare e infine presentare un conto, bevande escluse, sotto i 45€. La guida non dà voti ma segnala, descrive piatti e ambiente per ogni locale e indica anche gli eventi organizzati. Segnaliamo la presenza – nell’edizione 2017 – di Lodi, con l’Usteria di San Bassian; Pavia con l’Osteria alle Carceri e Piacenza, con due trattorie, Dell’Angelo e San Giovanni.

Armatevi quindi di un sano appetito e partite per un safari enogastronomico nelle città d’arte, all’insegna del buon cibo e del buon vino.

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Eventi di ottobre delle città d’arte

Brescia, dal 30/09/17 al 8/10/17 ore 10:00, Librixia,http://agenda.comune.brescia.it/EventsDetails.aspx?idEvento=2113

Cremona, dal 6 ottobre al 6 gennaio, Genovesino. Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona, Museo Civico Ala Ponzonewww.mostragenovesino.it
Lodi, da ottobre a dicembre, Rassegna Gastronomica del Lodigiano http://rassegnagastronomica.it/

Modena, 13-15 ottobre, La Bonissima, www.labonissima.it

Monza, dal 1° ottobre, Stagione Teatrale Teatro Manzoni, www.turismo.monza.it/it/evento/2985-stagione-2017-2018-teatro-manzoni

Parma, dal 28 settembre al 22 ottobre, Festival Verdi,http://teatroregioparma.it/Categorie/default.aspx?idCategoria=101

Pavia, fino al 3 dicembre, I Longobardi, un popolo che cambia la storia,  www.mostralongobardi.it/site/home.html

Piacenza, dall’11 ottobre, Stagione Teatrale 2017-2018,www.comune.piacenza.it/benvenuti/eventi/da-non-perdere/teatro-municipale/stagione-teatrale-2015-2015

Reggio Emilia, fino al 12 novembre, Festival Aperto, http://turismo.comune.re.it/it/reggio-emilia/eventi/manifestazioni-e-iniziative/teatro/festival-aperto-dispositivi-meravigliosi

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Finale Ligure: corso di pizzaiolo

Corso per pizzaiolo all’alberghiero di Finale Ligure

Il “Migliorini” nel progetto della Blue Economy di Regione Liguria con partner E.L.Fo. Liguria

Nuove opportunità formative, al “ Migliorini” di Finale Ligure, nell’ambito del settore della ristorazione con un corso di qualifica per pizzaiolo, gratuito, finanziato dal progetto della Regione Liguria “Blue Economy” del Fondo Sociale Europeo.
La figura professionale, molto richiesta, soprattutto all’estero e sulle navi da crociera, sarà formata da un team di professionisti ed esperti del settore con una curvatura incentrata sulla valorizzazione dei prodotti tipici e di quelli a Km zero.
Il corso, riconosciuto a livello europeo, è rivolto a giovani e adulti che intendono inserirsi nelle filiere del turismo marittimo e costiero. Per la figura di pizzaiolo ( 12 posti), i requisiti di accesso sono: età superiore ai 18 anni, disoccupati o non occupati, in possesso almeno di una qualifica triennale.
Per iscriversi o avere maggiori informazioni occorre ritirare la domanda di iscrizione e la scheda informativa del corso presso E.L.Fo. – Ente Ligure di Formazione, via Piemonte – regione Carrà n. 19/5B Albenga. Telefono 0182 559636, fax 0182 571209, e-mail direzione@elfoliguria.it – segreteria@elfoliguria.it. Le domande di iscrizione compilate dovranno pervenire a E.L.Fo. entro le ore 12 del 22 settembre 2017.

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Sardegna obbligo certificazione grano

Anche per pastifici e molini della Sardegna, arriva l’obbligo dell’indicazione di origine del grano. Lo impone un decreto interministeriale. Matzutzi (Confartigianato Sardegna): “Bene trasparenza e tracciabilità ma stiamo attenti a costi e burocrazia”.

Anche in Sardegna i molini e pastifici, produttori di paste secche, dovranno indicare, nelle confezioni, l’origine del grano duro utilizzato per la realizzazione dei loro prodotti, a garanzia di trasparenza nell’indicazione di origine.

Questo è quanto stabilito da un decreto interministeriale del Ministero delle Politiche Agricole e dello Sviluppo Economico che obbliga le imprese a specificare in etichetta, in maniera chiara, la provenienza della materia prima nei prodotti pastari.

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Rucula: fa bene

Rucola. Tanto semplice quanto utile per il nostro organismo. Ottimo il mix di calcio e potassio e le proprietà rimineralizzanti

 

Forse non tutti sanno che settembre è il mese della rucola ed è per questo che è bene approfittarne per tesserne gli elogi. Rucola, rughetta o ruca che dir si voglia è la nota pianta erbacea dell’area del bacino del Mediterraneo e dell’Asia centro-occidentale, ma che oggi è coltivata anche in altre parti del mondo per il suo particolarissimo gusto e per le proprietà benefiche per il nostro organismo.

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Seadas. Una specialità di Sardegna da tutelare

Seadas, appello della Cna Alimentare a produttori e istituzioni della Sardegna: lavoriamo insieme per la tutela e la promozione della pasta fresca

 

 

Dopo l’esperienza dei Culurgionis d’Ogliastra Igp, potrebbero essere le seadas ad ottenere un riconoscimento di origine controllata che ne protegga il nome e riconosca al prodotto il suo indissolubile legame con la Sardegna. Partirà domenica prossima da Bolotana, in occasione della IX^ sagra delle Seadas l’appello della CNA Alimentare a produttori ed istituzioni isolane a lavorare insieme per la tutela e la promozione della pasta fresca della Sardegna.

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