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La polenta al sugo di carne

La polenta al sugo di carne è un piatto delizioso. Facile da preparare, la polenta al sugo di carne si può servire in tutte le occasioni, anche nei giorni di festa.

La polenta al sugo di carne
La polenta è poco costosa e versatile.
Se avanza si può riscaldare, friggere o grigliare. Sazia a lungo, ha pochissimi grassi ed è priva di glutine. Contiene potassio, fosforo e vitamina A.
Migliora il transito intestinale e si può rendere ancora più salutare abbinandola a verdure di stagione. Sviluppa circa 300 calorie ogni 100 grammi.
E’ adatta non solo per ricette salate ma anche dolci come torte e biscotti.

La polenta al sugo di carne, la ricetta
Ecco la nostra ricetta semplice.
Ingredienti:
500 grammi di farina per polenta
sale
1 cipolla piccola
1 carota piccola
1 spicchio di aglio
150 grammi di pancetta dolce a dadini
300 grammi di macinato di vitello
500 grammi di passata di pomodoro
vino rosso
olio extra vergine d’oliva
1 foglia di alloro

Prepariamo la polenta portando a bollore circa 2 litri di acqua. Versiamo la farina per polenta a pioggia e mescoliamo. Cuociamo a fiamma bassa mescolando spesso. Sulla pentola mettiamo un coperchio lasciandolo però leggermente sollevato; per riuscirci appoggiamo sul bordo della pentola una posata.
Per il condimento tritiamo la carota e la cipolla. In una pentola a bordi alti mettiamo un giro d’olio, l’aglio schiacciato e la foglia di alloro. Uniamo il trito e mescoliamo. Quando la cipolla diventa trasparente versiamo la pancetta e poi la carne. Bagniamo col vino e lasciamo sfumare. Dopo qualche minuto versiamo la passata e mescoliamo bene. Copriamo e cuociamo per circa 40 minuti; saliamo leggermente.
La polenta sarà pronta dopo circa 40 minuti; saliamo. Eliminiamo l’aglio e la foglia di allora dal sugo. Serviamo la polenta calda con abbondante condimento.

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Peperone crusco: bontà dolcezza ed origini

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A dispetto dell’idea comune del peperone, quello crusco non è piccante ma anzi dolce e di colore rosso con la sua croccantezza donata dal tipo di lavorazione che lo contraddistingue. Ora andremo a vedere nello specifico le origini del peperone crusco, gli usi e le curiosità di questo must della cucina lucana e calabrese.

Fu importato dagli aragonesi nel XVI secolo in Italia dalle colonie spagnole delle Antille e, grazie alla dedizione e cura dei contadini meridionali nei confronti di questa qualità di peperone, si è aggiudicato la certificazione IGP (indicazine geografica protetta). In origine Capsicum annuum, famiglia delle Solanacee, è approdato quindi in Europa grazie al ritorno dalle Americhe di Cristoforo Colombo. Un piccolo aneddoto narra che il medico di bordo Chanca di Siviglia abbia scoperto le loro virtù sia mediche che culinarie stivandone una bella quantità in una delle caravelle. Per prepararlo viene utilizzato di norma il peperone di Senise IGP simile ai peperoncini piccanti ma dalle noti dolci e con una polpa perfetta per l’essiccazione. Il procedimento che deve seguire è particolarmente preciso prima di tutto deve friggere leggermente per pochi secondi e per raggiungere la croccantenzza che lo contraddistingue lo si mette in frigo. E’ proprio mediante questo shock termico che assume questa particolare consistenza detta crusca, la quale ne determina il nome appunto. Ma perché il nome Senise? Questa località lucana è in provincia di Potenza e la semina dei peperoni, rigorosamente in agosto, avviene ai piedi del Parco Nazionale del Pollino. Dopo la raccolta vengono racchiusi per circa tre giorni in stoffe appositamente scelte ove riposano per poi essere cuciti tutti insieme con ago e filo nelle tipiche collane chiamate serte lunghe anche per diversi metri e infine appese ai balconi o altre strutture per l’essiccazione finale. In moltissimi paesi della Calabria e Basilicata tutt’ora oggi è in uso questa tipica tradizione che emana nelle strade un profumo dolce e dipinge di un rosso acceso tutto il paesaggio. Inoltre grazie a questo tipo di essiccazione è perfetto per essere usato tutto l’anno dalle salse per condimento all’accompagnamento di carne o pesce o polverizzato da utilizzare come spezia.

Ampiamente usato in ambito popolare ha riscosso un grande successo anche in ambito nazionale, vediamo quindi in definitiva come poterlo usare al meglio in cucina. Innanzi tutto non deve essere assolutamente lavato se non pulito con un panno asciutto, in seguito va fritto nell’olio bollente scolato e poi spezzato per esaltarne il sapore. A questo punto è perfetta la sua presenza nelle farciture, nella carne macinata o come aggiunta nei primi. Una ricetta che non può mancare in una cucina che si rispetti è peperone crusco e patate, ricetta tipica della Basilicata. Infine per concludere ne lodiamo la presenza all’interno di due piatti molto particolari e molto interessanti, quali cervello di vitello con piselli sbollentati e riso basmati al curry e un panino gourmet a base di pancia di vitello, senape, barbabietola, acciughe, cipolle, uovo di quaglia e tonno.

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Il succo di arancia 100%, salutare e buonissimo

Il succo di arancia 100% potrebbe proteggere l’apparato cardiovascolare senza avere conseguenze sul peso. Consumare regolarmente un bicchiere di succo di arancia 100% sarebbe indicato per monitorare la pressione arteriosa.

Il succo di arancia 100%, perché fa bene

Secondo i dati diffusi duranti il congresso della Federation of european nutrition societies, il succo di arancia 100% sarebbe piuttosto benefico.
I suoi effetti positivi riguardano l’apparato cardiocircolatorio perché sarebbe in grado di mantenere costante la pressione arteriosa.
Gli esperti hanno sottolineato che non ha affetti negativi sul peso. Consumare quotidianamente un bicchiere di succo di arancia 100% non fa ingrassare.
A renderlo particolarmente salutare è la presenza di esperidina che riduce la pressione arteriosa. Si tratta di un polifenolo utile a garantire il buon funzionamento dei vasi sanguigni.
Inoltre, il succo di arancia 100%, senza eccessi, non fa ingrassare come è stato dimostrato da un’analisi scientifica. Sono stati presi in esame per 12 settimane 200 pazienti che hanno consumato dai 2 ai 3 bicchieri , pari a massimo 500 ml. E’ stato concluso che questa bevanda non influisce negativamente sul peso perché il contenuto calorico è ridotto.

Il succo di arancia 100%, idee in cucina

Il succo di arancia 100% è salutare e buonissimo. Perfetto per una pausa rigenerante si può adoperare per moltissime ricette, sia dolci che salate.
Al mattino si può accompagnare con del pane o una fettina di torta ma si è buonissimo anche con dei cereali o uno yogurt.
Il succo di arancia è l’ideale per preparare dolci come crostate e creme. Può diventare la bagna di un pandispagna o di un ciambellone oppure si può aggiungere alle torte.
Nei piatti salati si può aggiungere durante la cottura delle carni, per esempio delle scaloppine. Si abbina anche con le verdure e gli ortaggi come i cavolini di bruxelles.

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I crostini al pesto di rucola e noci per Ognissanti

I crostini al pesto di rucola e noci è un’idea vegetariana per Ognissanti. I crostoni al pesto di rucola e noci sono un’idea per riciclare il pane avanzato.

I crostini al pesto di rucola e noci per Ognissanti

Il nostro pesto di rucola e noci si può usare per preparare tramezzini, panini o per farcire torte salate.
Il primo novembre è un giorno di festa nazionale nel quale si ricordano tutti i santi. Le origini di que
sta ricorrenza si fanno risalire ad antichi riti agrari in uso nell’antica Roma.
Invece, il 2 novembre è la giornata dedicata alla commemorazione dei defunti. In tutta Italia è tradizione consumare piatti particolari preparate con fave secche e carni ma anche cardi e castagne.
Per questa giornata di festa si portano in tavola preparazioni elaborate e golose come i dolci a base di frutta secca.

I crostini al pesto di rucola e noci per Ognissanti
Ecco la nostra ricetta vegetariana.
Ingredienti:
300 grammi di rucola fresca
olio extra vergine d’oliva
100 grammi di noci sgusciate
sale
pane raffermo
Mondiamo la rucola eliminando le foglie più rovinate e vecchie. Laviamola con attenzione e lasciamola scolare. Spezziamo grossolanamente le noci e trasferiamole nel vaso del mixer. Aggiungiamo circa 2 cucchiai di olio ed iniziamo a frullare a scatti. Uniamo la rucola e continuiamo a frullare fino ad ottenere la consistenza desiderata.
Saliamo e mescoliamo bene.
Tagliamo il pane a fette e mettiamolo in una padella antiaderente oppure in forno a 180 gradi per 5 minuti. Appena diventa dorato cospargiamolo col pesto di rucola e noci e serviamo.

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Gli sprechi alimentari delle mense scolastiche: cosa dovrebbero fare le scuole italiane?

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Le famiglie italiane hanno cambiato in modo eccellente le loro abitudini alimentari nel corso degli ultimi anni, in parte perché sempre più attente alla sostenibilità e in parte perché desiderose di riuscire a risparmiare quanto più possibile, dato che di soldi a disposizione non ce ne sono mai abbastanza. Le famiglie italiane sono quindi riuscite a comprendere come fare una spesa che risulti responsabile, calibrata sui reali bisogni alimentari della famiglia, così da evitare ogni possibile spreco. Non solo, gli italiani sono diventati anche dei veri e propri maghi nel riutilizzo degli ingredienti, soprattutto grazie al potere del web che offre loro libero accesso a migliaia e migliaia di ricette. E ciò che proprio non può essere utilizzato, lo si surgela ovviamente!

Sì, le famiglie italiane hanno cambiato le abitudini alimentari in modo eccellente e stanno quindi nel loro piccolo facendo qualcosa di concreto contro lo spreco alimentare. Possono ritenersi soddisfatte, sino a quando non arriva il momento di mandare i loro bambini al nido, alla scuola materna, alle scuole elementari a tempo pieno. Che cosa accade infatti a tutto il cibo delle mense scolastiche? I bambini mangiano tutto ciò che hanno nel piatto o producono molto spreco? I bambini producono molto spreco alimentare: sembra che addirittura un terzo dei prodotti che arrivano sulle loro tavole a scuola vada a finire direttamente nel cassonetto della spazzatura.

Non possiamo assolutamente permetterci uno spreco di questa tipologia, ma che cosa possono fare le scuole per evitarlo? Le scuole dovrebbero prima di tutto cercare di fornire ai bambini, anche a quelli più piccoli, informazioni utili su che cosa sia lo spreco alimentare e sul perché si tratti di una pratica che non deve assolutamente essere protratta. Dovrebbero incentivarli quindi a mangiare ciò che hanno nel piatto e a non aprire i prodotti confezionati se si sentono già sazi e se credono che non riusciranno a finirli. Certo, informare e dare queste piccole indicazioni è importante, ma da solo non basta.

I prodotti confezionati che non sono stati aperti dovrebbero essere depositati dai bambini e dai ragazzi si un tavolo, che la scuola provvederà ad allestire per l’occasione. Questi prodotti confezionati potrebbero poi essere offerti ai bambini al momento della merenda oppure potrebbero essere consegnati loro alla fine delle lezioni scolastiche, in modo che vengano portati a casa e consumati quindi in famiglia. Un’altra valida alternativa potrebbe essere quella di offrire questi prodotti confezionati ad associazioni di volontariato che potrebbero poi portarli alle persone più bisognose, sempre che abbiamo una scadenza lunga nel tempo. Per quanto riguarda invece la frutta fresca, potrebbe essere intelligente che le scuole creassero degli spazi in cui conservarla, ovviamente in modo adeguato e sempre seguendo quelle che sono le normative oggi vigenti, così che i bambini possano mangiarla a merenda oppure il mattino successivo durante le ore scolastica.

Ovviamente lo spreco alimentare non è un problema solo ed esclusivamente italiano, ma anzi un problema a livello globale. Negli altri paesi si stanno già prendendo molti provvedimenti al proposito, sulla falsariga di ciò che sopra abbiamo avuto modo di descrivervi. In America in modo particolare, dove lo spreco alimentare è davvero molto elevato, si seguono questo genere di direttive ormai in molti istituti. QUi da noi in Italia si inizia a parlarne adesso, ma per il momento pochi istituti prendendo in considerazione queste indicazioni. Sarebbe bello se anche da noi invece si diffondessero quanto più possibile, così da poter nel giro di qualche anno riuscire ad eliminare del tutto lo spreco alimentare delle mense scolastiche.

Articolo a cura della redazione di Scuola Magazine

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Salmone al limone

Il salmone al limone è un secondo delizioso e profumato. Da preparare in padella, il salmone al limone è arricchito da una manciata di olive nere. E’ un piatto veloce che apporta preziosi minerali, proteine e grassi buoni.

Il salmone al limone

Il salmone è un pesce versatile che si trova in vendita con grande facilità.
Ha carni sode e grasse che si prestano ad innumerevoli ricette, dagli antipasti ai secondi. In commercio si trova fresco, surgelato o affumicato. Apporta proteine e grassi omega 3, utili per il benessere cardiovascolari. Nel salmone sono presenti minerali come il selenio, il fosforo ed il ferro. Contiene vitamine come quelle del gruppo B e carotenoidi.
Invece, il limone favorisce la depurazione ed è un antisettico naturale. Del limone si utilizza veramente tutto: dalla scorza alla foglie. E’ possibile realizzare un intero menù, dall’antipasto al dolce, con questo profumato agrume. Il succo di limone è ottimo per condire le insalate e le verdure bollite, riducendo il consumo di altri condimenti e del sale. Affettato si può utilizzare nei cartocci di pesce o di carne mentre la scorza si può aggiungere a primi piatti, secondi e dolci.

Il salmone al limone, la nostra ricetta
Per il nostro secondo piatto di pesce ecco come dobbiamo procede.
Ingredienti:
2 fette di salmone fresco
1 limone non trattato
2 cucchiai di olive nere snocciolate
sale
erba cipollina

Laviamo il limone, asciughiamolo e spremiamone la metà. Affettiamo il resto del limone. In una padella antiaderente mettiamo i tranci di salmone e bagniamo col succo di limone filtrato. Abbassiamo la fiamma e dopo qualche minuto giriamo delicatamente le fette. Saliamo, aggiungiamo le olive e due o tre fettine di limone. Facciamo insaporire per circa 5 minuti e spegniamo. Serviamo il salmone con le fette di limone e l’erba cipollina tritata sottilmente.

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Gli spaghetti agli asparagi

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Gli spaghetti agli asparagi si possono preparare per Pasqua. La nostra ricetta degli spaghetti agli asparagi prevede l’utilizzo della passata di pomodoro. E’ un piatto primaverile e vegetariano.

Gli spaghetti agli asparagi, i passaggi

Gli asparagi coltivati si trovano facilmente in vendita durante tutta la primavera. Le varietà sono tante ed ognuna ha un sapore e un profumo particolare. In campagna si trovano quelli selvatici che si differenziano per le dimensioni, minori, e per il gusto più marcato. Si conservano in frigorifero oppure immergendo i gambi in una ciotola di acqua fresca.
Gli asparagi si cucinano velocemente. Dopo averli lavati è sufficiente piegarli in maniera che il gambo si spezzi. La parte più legnosa è perfetta per minestroni, zuppe e frullati. Sono depurativi e sazianti perché hanno buone quantità di fibre. Con gli asparagi si preparano primi, contorni, secondi ed antipasti. Ottimi con le uova possono anche essere sbollentati e serviti in insalata.

Gli spaghetti agli asparagi, la ricetta
Per il nostro primo vegetariano dobbiamo seguire questi semplici passaggi.
Ingredienti:
300 grammi di asparagi freschi
300 grammi di spaghetti
olio extra vergine d’oliva
1 spicchio d’aglio
150 grammi di passata di pomodoro
sale
olio extra vergine d’oliva
1 cipollotto fresco
1 peperoncino
Laviamo gli asparagi ed eliminiamo la parte del gambo molto dura. Affettiamo sottilmente il cipollotto, schiacciamo l’aglio e mettiamo in padella con abbondante olio. Teniamo la fiamma bassa e dopo qualche minuto aggiungiamo gli asparagi tagliati a rondelle. Saliamo e mescoliamo. Versiamo la passata e mettiamo il coperchio. Portiamo a bollore l’acqua per la pasta, aggiungiamo gli spaghetti e scoliamoli al dente. Trasferiamoli nella pentola col sugo e facciamo insaporire, unendo pochi cucchiai di acqua di cottura della pasta.
Spegniamo, aggiungiamo il peperoncino e serviamo. Per aggiungere un tocco speciale si può spolverare con del formaggio grattugiato poco stagionato.

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Indivia belga, questa sconosciuta

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Indivia belga, questa sconosciuta

L’indivia è un ortaggio da foglia che ha avuto origine nel bacino del Mediterraneo; viene molto utilizzata in cucina in Italia, soprattutto durante il periodo invernale e anche per ricette tradizionali, pensiamo ad esempio all’indivia con le alici tipica di Roma, o alla pizza con l’indivia tipica di Napoli. Forse non le ricordate, perché l’indivia viene comunemente chiamata anche scarola, riccia o liscia. Le foglie più tenere si usano anche crude in insalata, quelle spesse e coriacee vengono invece cotte, sbollentate o direttamente in padella. L’indivia belga è molto meno diffusa e utilizzata in Italia, seppur non sia così difficile trovarla al supermercato. Si tratta di cespi di scarola che un tempo venivano conservati al buio, per inibire la presenza di clorofilla; oggi ci sono anche varietà particolarmente selezionate, anche se le pratiche di coltivazione comprendono comunque dei periodi di esposizione al buio.

Come si consuma l’indivia belga
Rispetto alla classica scarola l’indivia belga ha un cespo più piccolo e compatto, in quanto si tratta solo del cuore; le foglie sono sottili, con costolatura molto larga e croccantissima. Si possono consumare sia crude, sia cotte, le ricette tradizionali la prevedono però quasi sempre cotta, al forno o sbollentata a seconda dei casi. Tipica è l’indivia belga gratinata; va prima di tutto sbollentata, poi condita con besciamella e formaggi, per poi essere cotta in forno. Il sapore è amarognolo e le foglie contengono Sali minerali, vitamine e fibre, soprattutto inulina. Si tratta quindi di un ortaggio interessante e salutare, che andrebbe consumato liberamente, soprattutto se la si utilizza a crudo o in ricette senza troppi condimenti.

Acquistare l’indivia belga migliore
Sono molti coloro che non fanno molto caso alle verdure che acquistano; cercano al supermercato l’ortaggio che desiderano e acquistano il primo che trovano, o quello che costa meno. Quando in una ricetta l’ortaggio è protagonista è invece importante selezionarlo con cura, per avere la certezza che si tratti di un prodotto di qualità. L’indivia belga di seconda scelta ha le foglie più spesse e coriacee, la costa poco croccante, le foglie che alle estremità stanno cominciando a produrre la clorofilla. Il sapore di questo tipo di prodotti è decisamente diverso rispetto a quello dei prodotti di qualità, come ad esempio l’indivia belga Fratelli Orsero. In cucina gli ingredienti sono l’elemento principale; la scelta sbagliata può portare al totale fallimento della ricetta, anche se seguiamo tutte le indicazioni del caso.

Quando acquistare l’indivia
Come abbiamo detto l’indivia belga è stretta parente della scarola. Come gli ortaggi di lei cugini si coltiva praticamente per buona parte dell’anno, evitando però le stagioni più calde. I primi cespi di indivia sono pronti già in autunno inoltrato e la raccolta continua fino a inizio primavera; in seguito per alcuni mesi si sospende la coltivazione, fino all’arrivo del fresco verso fine agosto o inizio settembre. I cespi migliori sono quelli chiari, con le coste candide e le punte delle foglie leggermente tendenti al giallo-crema. Perché l’indivia belga sia squisita deve essere croccante e facile a rompersi, i cespi più compatti e piccoli sono i migliori.

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Le frittelle di Carnevale, senza patate

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Le frittelle di Carnevale sono morbide e fragranti. Fritte e passate nello zucchero, le frittelle di Carnevale si preparano in tutta Italia. Le ricette di questo dolce sono davvero tante. Ecco la nostra.

Le frittelle di Carnevale, le tradizioni
Carnevale è, per antonomasia, il periodo dei fritti e dei piatti elaborate. Lasagne, carne, chiacchiere e castagnole sono soltanto alcuni dei cibi tradizionali. L’ultimo giorno di festa è il martedì grasso seguito dal mercoledì delle ceneri. Dopo i grandi festeggiamenti carnascialeschi inizia la Quaresima, ossia i quaranta giorni di preparazione a Pasqua.
Per martedì e giovedì grasso, ma non soltanto, in tutta Italia si preparano pietanze speciali e dolci buonissimi. Le principali caratteristiche sono l’impiego di derivati animali come lo strutto e la frittura. La tradizione si spiega facilmente facendo riferimento agli insegnamenti della religione cristiana. Finito Carnevale si mangia di magro così da purificarsi fino a Pasqua. Ecco perché si dava libero sfogo a ricette caloriche e condite.

Le frittelle di Carnevale, la nostra ricetta
Passiamo adesso alla preparazione delle nostre frittelle casalinghe.
Ingredienti:
500 grammi di farina
olio per fritture
15 grammi di lievito di birra fresco
1 limone non trattato
100 ml di latte intero
2 uova
50 grammi di olio di semi
50 grammi di zucchero semolato
Per completare:
zucchero semolato

In una terrina capiente setacciamo la farina. A parte sbricioliamo il lievito e stemperiamolo nel latte tiepido. Mischiamolo alla farina aiutandoci con un cucchiaio. Aggiungiamo il burro fuso, la scorza di limone ed lo zucchero. Continuiamo ad impastare con le mani e versiamo il latte a filo. Lavoriamo il composto molto bene, formiamo un panetto e mettiamolo in una ciotola ben unta. Copriamo con uno strofinaccio e lasciamo lievitare per circa due ore in un luogo caldo.
Infariniamo il piano di lavoro e stendiamo la pasta arrivando a circa 1 centimetro di spessore. Con un bicchiere o un coppa pasta ritagliamo dei cerchi e poi formiamo il buco al centro o con un coppa pasta più piccolo oppure con un coltello ben affilato.
Mettiamo le ciambelle su una placca da forno e lasciamo lievitare per un’altra ora circa. Scaldiamo abbondante olio in una padella con i bordi alti e cuociamo poche frittelle per volta. Giriamole delicatamente, scoliamole su della carta assorbente, o per fritti, e spolveriamo di zucchero semolato.
Buon Carnevale!

Le frittelle di Carnevale morbide, senza patate

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Il caffè mette di buon umore: ecco svelato il perché

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Il caffè mette di buon umore: ecco svelato il perché

Molte persone credono che una buona tazza di caffè sia necessaria al mattino per riuscire a svegliarsi al meglio e durante il corso della giornata per ritrovare le energie perse nel corso delle ore, quelle fisiche certo, ma soprattutto quelle mentali, in modo da potersi concentrare ad esempio nello studio oppure sulla propria attività posto lavorativa. Niente di più vero! Credere però che il caffè sia in grado di fare solo questo è un po’ riduttivo. Secondo recenti studi sembra infatti che il caffè possa essere considerato alla stregua di un vero e proprio antidepressivo naturale. Lo studio è stato condotto niente meno che dalla Harvard School of Public Health ed afferma che il caffè in in grado di stimolare il sistema nervoso centrale portando ad una maggiore produzione di serotonina, la noradrenalina e la dopamina.

Di sicuro insomma una buona tazza di caffè può riportare il sorriso sul vostro volto, aiutarvi a sentirvi meglio con voi stessi e con il mondo, farvi sentire più felici. Non potrà certo fare miracoli, questo è ovvio, ma è pur sempre un vero e proprio toccasana! È importante ricordare che questo non significa che sia un bene eccedere con l’utilizzo del caffè. È consigliabile infatti berne al massimo 3 al giorno. Con questi tre caffè, l’effetto uno umore è comunque assicurato!

Ma è meglio bere il caffè da soli o in compagnia? Dobbiamo ammettere che entrambe queste modalità di fruizione del caffè sono da considerarsi eccellenti. Da soli infatti si ha la possibilità di godere di un momento di assoluto relax, che consente anche di concentrarsi su se stessi al meglio. Nonostante questo, è vero anche che bere un caffè con qualcuno a cui si vuole bene consente di stringere un legame ancora più forte, vivendo un momento intimo e con la possibilità di aprirsi al meglio all’altro. Insomma, va bene sia berlo da soli che in compagnia!

Considerando che secondo la maggior parte degli italiani, il caffè migliore è quello espresso, non possiamo che consigliarvi di andare alla ricerca di una macchina da caffè di alta qualità. Scegliete una macchina da caffe con funzionamento a cialde oppure capsule, in modo che risulti molto semplice e intuitiva da utilizzare e in modo che il caffè possa risultare sempre impeccabile, buon proprio come quello del bar. Da ricordare che cialde e capsule consentono anche di maniere intatti l’aroma e gli elementi nutritivi del caffè, sempre che siano di alta qualità ovviamente.

Vi consigliamo in modo particolare di andare a vedere le macchine disponibili su caffexpert.it. Direttamente online avete infatti la possibilità di scegliere la macchina perfetta per le vostre specifiche esigenze, potendo optare anche per macchine che consentono di preparare molte altre bevande calde oltre al caffè, come capuccino, cioccolata, tè o infusi. Inoltre questa è una realtà che vi offre un eccellente servizio assistenza, in modo che in caso di problemi con la vostra macchina sia possibile risolverli al più presto. L’ecommerce poi mette a vostra disposizione innumerevoli tipologie di capsule e cialde, tra cui sono da ricordare quelle di Caffè Borbone, di cui l’azienda è distributore ufficiale, Lavazza, Illy, Pop Caffè e tanti altri.

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