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  • I carciofi ripieni di carne

    I carciofi ripieni di carne si possono gustare tiepidi o freddi e possono essere usati durante le scampagnate e i pranzi primaverili. I carciofi ripieni di carne sono adatti sia al pranzo di Pasqua che di pasquetta perché si trasportano facilmente e si preparano in anticipo.


    I carciofi ripieni di carne, consigli utili
    I carciofi sono ipocalorici, con pochi grassi e tante fibre. Al momento dell’acquisto è bene controllare che il gambo sia turgido, le foglie chiuse e di colore brillante. I carciofi si possono tenere per qualche giorno a temperatura ambiente, immergendo i gambi in un contenitore di acqua.
    Per pulirli è necessario sbucciare i gambi e rimuovere il fieno interno. Poi si immergono in una bacinella di acqua fresca e limone, così da evitare che si anneriscono.
    I carciofi sono veramente molto versatili e si possono consumare anche crudi. E’ sufficiente affettarli sottilmente e condirli con olio, succo di limone, sale e una spruzzata di bottarga e scorza di limone.

    I carciofi ripieni di carne, la ricetta
    Ingredienti:
    4 carciofi
    Olio extra vergine d’oliva
    50 grammi di mortadella
    150 grammi di carne macinata di vitello
    1 spicchio d’aglio
    Sale
    150 grammi di passata di pomodoro
    1 uovo
    In una ciotola mettiamo la carne macinata, la mortadella affettata, l’uovo i gambi tritati con l’aglio; mescoliamo e saliamo.
    Puliamo i carciofi, eliminando le spine e le foglie rovinate poi eliminiamo il fieno interno; sbucciamo i gambi.
    Farciamo i carciofi, premendo leggermente con le dita, in modo da compattare il ripieno. Sistemiamo i carciofi in una padella antiaderente con poco olio e dopo pochi minuti aggiungiamo la passata e qualche cucchiaiata di acqua calda. Mettiamo il coperchio e lasciamo cuocere a fuoco basso per circa 20 minuti, scuotendo spesso la pentola. Se il fondo si asciuga bisogna aggiungere poca acqua bollente.

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    Indivia belga, questa sconosciuta

    Indivia belga, questa sconosciuta

    L’indivia è un ortaggio da foglia che ha avuto origine nel bacino del Mediterraneo; viene molto utilizzata in cucina in Italia, soprattutto durante il periodo invernale e anche per ricette tradizionali, pensiamo ad esempio all’indivia con le alici tipica di Roma, o alla pizza con l’indivia tipica di Napoli. Forse non le ricordate, perché l’indivia viene comunemente chiamata anche scarola, riccia o liscia. Le foglie più tenere si usano anche crude in insalata, quelle spesse e coriacee vengono invece cotte, sbollentate o direttamente in padella. L’indivia belga è molto meno diffusa e utilizzata in Italia, seppur non sia così difficile trovarla al supermercato. Si tratta di cespi di scarola che un tempo venivano conservati al buio, per inibire la presenza di clorofilla; oggi ci sono anche varietà particolarmente selezionate, anche se le pratiche di coltivazione comprendono comunque dei periodi di esposizione al buio.

    Come si consuma l’indivia belga
    Rispetto alla classica scarola l’indivia belga ha un cespo più piccolo e compatto, in quanto si tratta solo del cuore; le foglie sono sottili, con costolatura molto larga e croccantissima. Si possono consumare sia crude, sia cotte, le ricette tradizionali la prevedono però quasi sempre cotta, al forno o sbollentata a seconda dei casi. Tipica è l’indivia belga gratinata; va prima di tutto sbollentata, poi condita con besciamella e formaggi, per poi essere cotta in forno. Il sapore è amarognolo e le foglie contengono Sali minerali, vitamine e fibre, soprattutto inulina. Si tratta quindi di un ortaggio interessante e salutare, che andrebbe consumato liberamente, soprattutto se la si utilizza a crudo o in ricette senza troppi condimenti.

    Acquistare l’indivia belga migliore
    Sono molti coloro che non fanno molto caso alle verdure che acquistano; cercano al supermercato l’ortaggio che desiderano e acquistano il primo che trovano, o quello che costa meno. Quando in una ricetta l’ortaggio è protagonista è invece importante selezionarlo con cura, per avere la certezza che si tratti di un prodotto di qualità. L’indivia belga di seconda scelta ha le foglie più spesse e coriacee, la costa poco croccante, le foglie che alle estremità stanno cominciando a produrre la clorofilla. Il sapore di questo tipo di prodotti è decisamente diverso rispetto a quello dei prodotti di qualità, come ad esempio l’indivia belga Fratelli Orsero. In cucina gli ingredienti sono l’elemento principale; la scelta sbagliata può portare al totale fallimento della ricetta, anche se seguiamo tutte le indicazioni del caso.

    Quando acquistare l’indivia
    Come abbiamo detto l’indivia belga è stretta parente della scarola. Come gli ortaggi di lei cugini si coltiva praticamente per buona parte dell’anno, evitando però le stagioni più calde. I primi cespi di indivia sono pronti già in autunno inoltrato e la raccolta continua fino a inizio primavera; in seguito per alcuni mesi si sospende la coltivazione, fino all’arrivo del fresco verso fine agosto o inizio settembre. I cespi migliori sono quelli chiari, con le coste candide e le punte delle foglie leggermente tendenti al giallo-crema. Perché l’indivia belga sia squisita deve essere croccante e facile a rompersi, i cespi più compatti e piccoli sono i migliori.

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    Le frittelle di Carnevale, senza patate

    Le frittelle di Carnevale sono morbide e fragranti. Fritte e passate nello zucchero, le frittelle di Carnevale si preparano in tutta Italia. Le ricette di questo dolce sono davvero tante. Ecco la nostra.

    Le frittelle di Carnevale, le tradizioni
    Carnevale è, per antonomasia, il periodo dei fritti e dei piatti elaborate. Lasagne, carne, chiacchiere e castagnole sono soltanto alcuni dei cibi tradizionali. L’ultimo giorno di festa è il martedì grasso seguito dal mercoledì delle ceneri. Dopo i grandi festeggiamenti carnascialeschi inizia la Quaresima, ossia i quaranta giorni di preparazione a Pasqua.
    Per martedì e giovedì grasso, ma non soltanto, in tutta Italia si preparano pietanze speciali e dolci buonissimi. Le principali caratteristiche sono l’impiego di derivati animali come lo strutto e la frittura. La tradizione si spiega facilmente facendo riferimento agli insegnamenti della religione cristiana. Finito Carnevale si mangia di magro così da purificarsi fino a Pasqua. Ecco perché si dava libero sfogo a ricette caloriche e condite.

    Le frittelle di Carnevale, la nostra ricetta
    Passiamo adesso alla preparazione delle nostre frittelle casalinghe.
    Ingredienti:
    500 grammi di farina
    olio per fritture
    15 grammi di lievito di birra fresco
    1 limone non trattato
    100 ml di latte intero
    2 uova
    50 grammi di olio di semi
    50 grammi di zucchero semolato
    Per completare:
    zucchero semolato

    In una terrina capiente setacciamo la farina. A parte sbricioliamo il lievito e stemperiamolo nel latte tiepido. Mischiamolo alla farina aiutandoci con un cucchiaio. Aggiungiamo il burro fuso, la scorza di limone ed lo zucchero. Continuiamo ad impastare con le mani e versiamo il latte a filo. Lavoriamo il composto molto bene, formiamo un panetto e mettiamolo in una ciotola ben unta. Copriamo con uno strofinaccio e lasciamo lievitare per circa due ore in un luogo caldo.
    Infariniamo il piano di lavoro e stendiamo la pasta arrivando a circa 1 centimetro di spessore. Con un bicchiere o un coppa pasta ritagliamo dei cerchi e poi formiamo il buco al centro o con un coppa pasta più piccolo oppure con un coltello ben affilato.
    Mettiamo le ciambelle su una placca da forno e lasciamo lievitare per un’altra ora circa. Scaldiamo abbondante olio in una padella con i bordi alti e cuociamo poche frittelle per volta. Giriamole delicatamente, scoliamole su della carta assorbente, o per fritti, e spolveriamo di zucchero semolato.
    Buon Carnevale!

    Le frittelle di Carnevale morbide, senza patate

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    Il caffè mette di buon umore: ecco svelato il perché

    Il caffè mette di buon umore: ecco svelato il perché

    Molte persone credono che una buona tazza di caffè sia necessaria al mattino per riuscire a svegliarsi al meglio e durante il corso della giornata per ritrovare le energie perse nel corso delle ore, quelle fisiche certo, ma soprattutto quelle mentali, in modo da potersi concentrare ad esempio nello studio oppure sulla propria attività posto lavorativa. Niente di più vero! Credere però che il caffè sia in grado di fare solo questo è un po’ riduttivo. Secondo recenti studi sembra infatti che il caffè possa essere considerato alla stregua di un vero e proprio antidepressivo naturale. Lo studio è stato condotto niente meno che dalla Harvard School of Public Health ed afferma che il caffè in in grado di stimolare il sistema nervoso centrale portando ad una maggiore produzione di serotonina, la noradrenalina e la dopamina.

    Di sicuro insomma una buona tazza di caffè può riportare il sorriso sul vostro volto, aiutarvi a sentirvi meglio con voi stessi e con il mondo, farvi sentire più felici. Non potrà certo fare miracoli, questo è ovvio, ma è pur sempre un vero e proprio toccasana! È importante ricordare che questo non significa che sia un bene eccedere con l’utilizzo del caffè. È consigliabile infatti berne al massimo 3 al giorno. Con questi tre caffè, l’effetto uno umore è comunque assicurato!

    Ma è meglio bere il caffè da soli o in compagnia? Dobbiamo ammettere che entrambe queste modalità di fruizione del caffè sono da considerarsi eccellenti. Da soli infatti si ha la possibilità di godere di un momento di assoluto relax, che consente anche di concentrarsi su se stessi al meglio. Nonostante questo, è vero anche che bere un caffè con qualcuno a cui si vuole bene consente di stringere un legame ancora più forte, vivendo un momento intimo e con la possibilità di aprirsi al meglio all’altro. Insomma, va bene sia berlo da soli che in compagnia!

    Considerando che secondo la maggior parte degli italiani, il caffè migliore è quello espresso, non possiamo che consigliarvi di andare alla ricerca di una macchina da caffè di alta qualità. Scegliete una macchina da caffe con funzionamento a cialde oppure capsule, in modo che risulti molto semplice e intuitiva da utilizzare e in modo che il caffè possa risultare sempre impeccabile, buon proprio come quello del bar. Da ricordare che cialde e capsule consentono anche di maniere intatti l’aroma e gli elementi nutritivi del caffè, sempre che siano di alta qualità ovviamente.

    Vi consigliamo in modo particolare di andare a vedere le macchine disponibili su caffexpert.it. Direttamente online avete infatti la possibilità di scegliere la macchina perfetta per le vostre specifiche esigenze, potendo optare anche per macchine che consentono di preparare molte altre bevande calde oltre al caffè, come capuccino, cioccolata, tè o infusi. Inoltre questa è una realtà che vi offre un eccellente servizio assistenza, in modo che in caso di problemi con la vostra macchina sia possibile risolverli al più presto. L’ecommerce poi mette a vostra disposizione innumerevoli tipologie di capsule e cialde, tra cui sono da ricordare quelle di Caffè Borbone, di cui l’azienda è distributore ufficiale, Lavazza, Illy, Pop Caffè e tanti altri.

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    Coltelleria professionale: come procedere alla scelta del coltello ideale

    Coltelleria professionale: come procedere alla scelta del coltello ideale

    Se possiedi un ristorante, un albergo o una gastronomia saprai sicuramente quanto sia importante possedere il set di coltelli giusto.

    Per la fornitura di coltelleria professionale puoi affidarti a Facco Hotel.

    E’ un rivenditore online di attrezzatura professionale per il settore alberghiero e della ristorazione. Potrete scegliere tra un’ampia gamma di coltelli professionali adatti a tutte le vostre esigenze.

    Tutti gli chef sanno quanto sia importante possedere un buon coltello. Quanto faciliti nello svolgimento del proprio lavoro, ma sanno anche quanto sia difficile scegliere quello giusto data l’ampia proposta sul mercato.

    Iniziamo dicendo che ogni coltello svolge un ruolo ben preciso: ci sono quelli da bistecca, quelli per la verdura, quelli per la spinatura del pesce; poi ci sono i coltelli per disossare, sbucciare e così via, fino ad arrivare anche al coltello da formaggio e da burro.

    A seconda del taglio e del prodotto esiste il coltello più adatto a eseguirlo.

    I coltelli si differenziano non solo per la funzione, ma anche per l’equilibrio che ha, il peso, la tipologia di manico e di lama, il materiale con cui è costruito, ma anche per marca produttrice e prezzo.

    Una volta individuata la funzione che il coltello dovrà svolgere, è necessario adesso analizzarne le caratteristiche. Un buon coltello deve essere bilanciato, con un’impugnatura ergonomica che non vi renda difficile l’azione che dovrete compiere.

    Il manico, oltre che ergonomico, lo si trova in legno, in plastica, o completamente in acciaio, quello che importa è la saldatura: non dovranno essere utilizzate colle, preferibilmente meglio se in acciaio inox, facile da lavare e igienico.

    I coltelli in acciaio possono essere facilmente lavati anche in lavastoviglie. Mentre per quanto riguarda quelli di plastica o in legno, si dovranno seguire con cura le indicazioni fornite dal produttore al momento dell’acquisto.

    L’ideale è che la lama e il manico siano un pezzo unico, in modo tale da evitare incidenti dovuti alla rottura del coltello.

    Facco Hotel offre nella sezione “coltelleria professionale” una vasta gamma di coltelli professionali: potrete scegliere il prodotto, la quantità, leggerne le caratteristiche e per qualsiasi informazione potrete contattare direttamente oppure compilare la richiesta informazioni presente in ogni scheda prodotto.

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  • Cavolfiore al forno, secondo vegetariano

    Il cavolfiore al forno è un secondo vegetariano. Particolare e facile da personalizzare il cavolfiore al forno è una ricetta scenografica ed insolita.


    Il cavolfiore al forno
    Il nostro secondo è un piatto di stagione insolito e poco costoso. Il cavolfiore appartiene alla famiglie delle crucifere e può aiutare a restare in salute. E’ saziante, apporta poche calorie e contiene vitamina C e minerali come il ferro, il calcio ed il potassio.
    Il cavolfiore è molto versatile perché si può utilizzare in tantissime ricette ed è uno degli ingredienti base della giardiniera. Quelli più freschi si gustano anche curdi nelle insalate miste. Questo ortaggio si accompagna alla carne e al pesce e si può gustare con i formaggi, per esempio col gorgonzola. E’ ottimo lessato e cucinato con passata di pomodoro ed olive oppure trasformato in frittelle.

    Il cavolfiore al forno, la ricetta
    Per preparare il nostro secondo dobbiamo scegliere un cavolfiore fresco, bianco e privo di macchie. Portiamolo in tavola direttamente all’interno della teglia da forno, dopo averlo decorato con un po’ di scorza di limone.
    Ingredienti:
    1 cavolfiore medio
    olio extra vergine d’oliva
    pan grattato
    sale
    1 spicchio d’aglio
    1 mazzetto di prezzemolo
    1 limone non trattato
    Eliminiamo le foglie più dure e puliamo il torsolo, eliminando la parte esterna. Laviamo il cavolfiore con cura e lasciamolo sgocciolare. Ungiamo una teglia da forno e sistemiamo il cavolfiore, badando che resti in piedi. In una ciotola mettiamo il trito di aglio e prezzemolo e un pizzico di sale. Aggiungiamo qualche cucchiaio d’olio e mescoliamo bene; cospargiamo il condimento su tutto l’ortaggio. Inforniamo in forno già caldo per circa 40 minuti. Controlliamo la cottura ed aggiungiamo una spolverata di pane grattugiato. Rimettiamo in forno per circa 10 minuti. E’ pronto quando la forchetta non incontrerà nessuna resistenza. Prima di servirlo aggiungiamo una spruzzata di scorza di limone, soltanto la parte gialla.

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    I migliori abbinamenti tra cibo e vino: ecco qualche consiglio

    I migliori abbinamenti tra cibo e vino: ecco qualche consiglio

    La maggior parte delle persone crede di sapere quali siano i migliori abbinamenti tra cibo e vino, ma possiamo assicurarvi che invece non è affatto così e che in molti commettono degli errori che possono essere fatali per il menù che portano in tavola.

    Ecco allora qualche piccolo consiglio per evitare questi errori e per creare degli abbinamenti tra cibo e vino semplicemente incredibili:

    • Partiamo prima di tutto dal classico abbinamento tra pesce e vino bianco. Si tratta di un abbinamento tradizionale che deve essere considerato più che giusto. C’è da ricordare però che oggi come oggi capita spesso di portare in tavola delle ricette molto elaborate che vedono condimenti per il vino dal sapore davvero molto intenso e ricercato. In questo casi potrebbe andare bene quindi anche un vino rosso, magari un rosso siciliano dal sapore intenso.
    • Ci sono poi i piatti molto grassi e untuosi, come ad esempio un bel fritto misto di pesce, una trota salmonata oppure una tartare di manzo. Sono piatti ormai entrati a pieno titolo nel nostro quotidiano e che molte persone amano. Quasi sempre sbagliano abbinamento però, prendendo in considerazione solo l’ingrediente principale di queste pietanze e non il loro elevato contenuto di grassi. È invece proprio questo l’elemento importante. Perché un piatto molto grasso ha bisogno di un vino che aiuti a sgrassare il palato. Solo un vino con una elevata acidità può riuscire in questa impresa, come ad esempio un buon Chianti oppure un Sauvignon trentino.
    • Veniamo poi ai cibi speziati e molto piccanti, un tempo considerati un po’ troppo sopra le righe per la nostra tradizione culinaria italiana e oggi invece entrati a pieno titolo nel menu quotidiano di moltissime persone. Qual’è il migliore abbinamento tra vino e cibo speziato? In realtà è piuttosto difficile rispondere a questa domanda. È possibile infatti muoversi in due modi diversi, opposti anzi sarebbe meglio dire. È possibile cioè scegliere un vino in contrapposizione al sapore speziato, molto morbido quindi, oppure un vino invece intenso e dal sapore corposo. Il consiglio in questo caso è di fare delle prove, perché tutto dipende dal proprio personale gusto.
    • E i vini rosè? Questa, sì, che è una bella domanda. Molte persone credono che i vini rosati possano essere considerati come una via di mezzo tra il rosso e il bianco e che proprio per questo motivo siano davvero molto versatili, adatti per ogni genere di pietanza. In realtà non è affatto così. I vini rosè possono essere considerati versatili perchè si abbinano sia alla carne che al pesce, questo sì, ma deve trattarsi di pietanze dal sapore molto delicato. Niente carni rosse quasi, soprattutto se al sangue, niente formaggi stagionati, niente pesce spada che ha un sapore intenso.
    • Veniamo infine al dolce. Per creare il giusto abbinamento, è necessario scegliere spumanti dolci oppure vini liquorosi come moscati e passiti. Ma attenzione, se desiderate davvero valorizzare il sapore del desert al meglio è importante che questo risulti più dolce rispetto al vino.

    Come avete potuto vedere dalle considerazioni che abbiamo fatto, creare il giusto abbinamento tra cibo e vino non è affatto semplice, proprio per questo motivo non possiamo che consigliarvi di chiedere sempre consiglio alla vostra enoteca di fiducia oppure di scegliere un’enoteca online dove siano indicati nella descrizione di ogni bottiglia di vino i migliori abbinamenti. In questo modo eviterete di commettere errori e riuscirete a creare gli abbinamenti più adatti per ogni pietanza che volete portare sulla vostra tavola.

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    5 piantine aromatiche della tradizione in cucina


    Avere un balcone con piante e fiori è il desiderio più comune tra gli amanti del giardinaggio. Le piantine aromatiche non solo abbelliscono con il loro verde il nostro balcone o giardino, ma sono anche utili e ottime da utilizzare in cucina.
    Quante volte cucinando mancava proprio una fogliolina di basilico? E il rosmarino per le patate?
    Le erbe aromatiche hanno sempre fatto parte della cultura culinaria italiana: donano profumo e sapore alle preparazioni, e abbelliscono le portate. Spesso queste erbe vengono anche utilizzate per tisane o infusi, date le numerose proprietà che esse posseggono.
    Ecco di seguito l’elenco delle 5 piantine aromatiche coltivabili in vaso:
    Basilico: nella sua versione verde o rossa, questa pianta è in assoluto una delle più utilizzate nella cucina italiana, come ad esempio per il pesto alla genovese. Il suo gusto esalta numerose pietanze: dalla carne, alle insalate, ai legumi.
    Questa piantina può arrivare fino a 60 cm di altezza, e dura tutto l’anno. E’ una pianta abituata sia alle temperature molto calde sia a quelle fredde; ama il sole e deve essere annaffiata con poca acqua ma con frequenza. L’importante è non lasciare mai che la terra rimanga troppo asciutta o troppo bagnata.
    Prezzemolo: conosciuta fin dall’antica Grecia, questa piantina ha sempre avuto grande importanza; gli atleti vincenti l’aggiungevano alla corona pensando che fosse stata scelta dal Dio Ercole per adornare la sua ghirlanda. Ad oggi il prezzemolo è diffuso in tutta Europa.
    In cucina l’uso del prezzemolo è indicato per le carni ma soprattutto per i piatti di pesce e verdure.
    E’ una pianta sempreverde e con un ciclo di vita biennale. Arriva fino a 30-50 cm di altezza, ama il clima temperato e non sopporta gli sbalzi climatici.
    Rosmarino: piantina dal profumo intenso, è una delle più resistenti.
    Ottimo in cucina, il rosmarino viene utilizzato con le patate, la carne e il pesce meglio se arrosto. Molto utilizzato anche per gli infusi: questa piantina ha proprietà toniche e digestive, e aiuta a decongestionare le vie respiratorie.
    Questa piantina cresce velocemente, raggiunge altezze molto elevate, viene spesso utilizzato anche per le siepi; se non volete che ecceda sarà necessario potarlo con frequenza, e scegliere un vaso non troppo grande. Predilige i terreni secchi e odia i ristagni d’acqua.
    Origano: pianta aromatica perenne, le sue foglioline hanno un profumo intenso e si abbina perfettamente al pomodoro, crudo o cotto che sia: pensate alla caprese o alla pizza marinara.
    L’origano può arrivare fino a 80 cm di altezza, richiede un terreno drenato e necessita di molto sole.
    Quando si raccoglie l’origano, questo verrà fatto essiccare in luoghi ombreggiati e poi chiuso ermeticamente in contenitori per preservarne la freschezza.
    Le proprietà dell’origano sono numerose: è utilizzato come calmante per la tossa, ha un effetto rilassante, deodorante e combatte raffreddori, mal testa e tensione. Una pianta davvero stupefacente.
    Salvia: diffusa in svariate parti del mondo fin dall’antichità, era conosciuta dai romani, dagli arabi e addirittura dai cinesi che la mischiavano con tè. Famosa per le sue qualità benefiche, era considerata un’erba sacra che donava longevità.
    E’ una pianta sempreverde che può crescere fino agli 80 cm di altezza.
    La salvia si abbina a numerose pietanze e viene utilizzata soprattutto per i ripieni e per i famosi ravioli burro e salvia.
    Questa piantina possiede anche numerose proprietà benefiche: è digestiva e antisudorifera, e ha effetti antinfiammatori e antisettici.
    L’ideale, per tutte queste piantine aromatiche, sarebbe acquistarle biologiche. In questo modo sareste certi, che dalla nascita della vostra piantina, nessun elemento chimico o concime l’abbia mai contaminata.
    Se hai bisogno di informazioni sulle piantine aromatiche biologiche, e vuoi approfondirne le caratteristiche visita il sito: https://www.simonato.com/ .

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  • I piatti tradizionali della Befana

    I piatti tradizionali della Befana sono sostanziosi e stuzzicanti. Nel nostro Paese i piatti tradizionali della Befana comprendono polpette, stufati e molti dolci, come i befanini della Versilia.


    I piatti tradizionali della Befana, ricette salate
    Per il 6 gennaio si organizzano grandi pranzi che segnano la fine delle festività natalizie.
    Il menù dell’Epifania è ricco ed elaborato e prevede l’utilizzo di ingredienti pregiati, come per esempio la carne di agnello. In alcune regioni si privilegia il maiale, utilizzato non soltanto per saporite polpette ma anche per gustosi ragù.
    I primi piatti tipici sono i cannelloni, le lasagne e tutte le paste ripiene. Molto apprezzata la polenta, soprattutto se arricchita con sughi di carne o formaggi.
    Per quanto riguarda i secondi il giorno della Befana si portano in tavola arrosti e fritture accompagnati da verdure di stagione come topinambur e carciofi.

    I piatti tradizionali della Befana, i dolci

    I piatti tradizionali della Befana, ricette dolci
    In occasione dell’Epifania si preparano tantissimi dolci di origine molto antica.
    La pinsa della Befana è una preparazione tipica del Veneto, preparata con ingredienti rustici e poveri come la frutta secca. Le versioni sono tantissime e differiscono per la presenza, o meno, di ingredienti come la farina di polenta, la grappa o i semi di finocchio.
    Una ricetta squisita tipica del periodo natalizio ed adatta anche per il 6 gennaio sono le cartellate dolci della Puglia. La ricetta prevede che venga preparata della pasta fresca che dopo esser stata stesa sottilmente sia tagliata in modo da formare delle fettuccine. Le cartellate si friggono in olio e si condiscono con miele fuso e diavoletti colorati.
    In Toscana, i dolcetti più rappresentativi sono i befanini della Versilia, biscotti profumati con liquore e allegramente decorati. Sono biscotti a forma di calza ma possono assumere altri aspetti. Vengono poi cosparsi con granella di zucchero o diavoletti colorati.
    Invece, in Piemonte si festeggia con una speciale focaccia morbida ed alta, decorata con granella di zucchero e, in alcuni casi, un velo di confettura.

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    Frutta sciroppata: millemodi per gustarla

    La frutta e la macedonia sciroppata possono essere utilizzate per la realizzazione di torte, da accompagnare come dessert al gelato o ad altri dolci o, in alternativa, gustate da sole per una pausa di bontà e benessere.
    La frutta sciroppata è una soluzione molto versatile, ideale da gustare a fine pasto ma anche come dolce spuntino. Scopriamo insieme come nasce e quali sono gli abbinamenti migliori ai quali si presta.
    La frutta sciroppata nasce come tecnica di conservazione fatta in casa (quando ancora non esistevano il frigorifero e le moderne tecniche di coltivazione industriale) per avere prodotti anche fuori stagione. Era una ricetta casalinga tramandata dalle nonne, successivamente industrializzata e lanciata sul mercato a larga scala.
    In commercio possiamo trovare soprattutto pesche, ananas, ciliegie, prugne, albicocche e pere, ma sono presenti anche frutti più rari come i lychees, imbarattolati “singolarmente” o mixati in macedonia.
    Per ottenere un prodotto di qualità, il segreto è quello scegliere soltanto la frutta che è ancora all’inizio della sua maturazione, in modo che risulti integra e priva di ammaccature.
    Una volta selezionati, i frutti migliori vengono lavati, pelati e denocciolati, per poi essere tagliati in pezzi piccoli o grandi.
    Prima dell’invasatura è importante assicurarsi che i contenitori siano ben sterilizzati. Per sterilizzare i barattoli di vetro sarà sufficiente metterli in forno a 180°, rovesciati a testa in giù per 10 minuti. Dopo averli fatti raffreddare sarà possibile procedere con una veloce scottatura della frutta per poi passare alla sciroppatura con lo zucchero, diluito con acqua o succo in percentuali di circa 1/3. La quantità di zucchero è importante in quanto con un dosaggio minore del necessario si rischia la fermentazione della frutta, mentre con una quantità maggiore il rischio che si corre è la cristallizzazione della stessa.
    La sterilizzazione dei barattoli può avvenire anche a bagnomaria, quando sono già pieni. Questa tecnica è consigliata soprattutto per i prodotti che si preparano con breve cottura: dopo aver proceduto con il loro riempimento e averli tappati bene, questi andranno posti in una pentola e ricoperti d’acqua che andrà fatta bollire per 30 minuti avendo cura di porre fra un barattolo e l’altro dei teli di cotone (gli strofinacci andranno benissimo).
    La frutta sciroppata ha il vantaggio di mantenere caratteristiche simili a quella fresca, in particolare per quanto riguarda l’apporto di fibre. Può essere utilizzata come sostituto dei prodotti freschi nella preparazione di crostate, per la torta rovesciata all’ananas, per dolci al cucchiaio o in una macedonia. In quest’ultimo caso un piccolo consiglio è quello di aggiungervi dello zenzero e una granella di noci o di pistacchio, per renderla ancora più gustosa.
    Interessante è anche il suo abbinamento con il gelato, in particolare gusti semplici come crema o fiordilatte, anche se le ciliegie sciroppate si abbinano bene anche a gusti quali fragola o frutti di bosco. Anche l’abbinamento con della panna montata o con il cioccolato fuso (in special modo fondente) non potrà non conquistare il palato di chi lo proverà.
    Un’altra tecnica per gustarla al meglio è quella di riscaldare leggermente la frutta in modo da creare un contrasto con il freddo del gelato o della panna cotta. Ricoprendo poi il tutto con degli amaretti, delle noccioline o dei biscotti sbriciolati si avrà anche la componente croccante che darà un ulteriore tocco in più al nostro dessert dalla preparazioni molto semplice e veloce ma che risulterà elegante e in grado di stupire gli ospiti o regalare una pausa di piacere.
    La frutta sciroppata, è inoltre perfetta per realizzare fresche cheesecake, come guarnizione finale o base per la glassa posta sopra alla crema al formaggio (assolutamente da provare quella con yogurt e pesche sciroppate). Un’altra prelibata ricetta abbina la macedonia di frutta sciroppata alla crema pasticcera alla vaniglia: per la realizzazione saranno sufficienti 2 tuorli, 100 gr di zucchero, vaniglia in polvere, 200 ml di latte fresco, un cucchiaio di fecola e dei savoiardi o biscotti secchi.
    La preparazione avviene poi in modo semplice: dopo aver riscaldato il latte, andranno aggiunti e amalgamati piano piano tutti gli altri ingredienti e il composto ottenuto andrà lasciato cuocere a fuoco lento per circa 20 minuti.
    Per un dessert più veloce, la macedonia di frutta sciroppata potrà essere proposta anche in maniera più semplice, in una ciotolina a fine pasto, abbinata ad un passito, a della frutta secca o, per i più golosi, con l’aggiunta di scaglie di cioccolato fondente.


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