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Cucinare in modo sostenibile: ecco la vaschetta Veroni Salumi con il 75% di plastica in modo

 

Che bello cucinare, stare tra i fornelli, dare vita a ricette sempre nuove e che sanno deliziare il palato! È importante però prestare attenzione agli ingredienti scelti: devono essere di alta qualità e ricchi di gusto per un risultato ottimale delle proprie ricette. Sarebbe bene inoltre prestare attenzione alla sostenibilità degli ingredienti. Per fare delle scelte sostenibili, è importante conoscere le aziende che hanno scelto di intraprendere la strada dell’ecologia, come Veroni Salumi che per la sua nuova linea Gli Affettati Nature ha scelto di creare una vaschetta con il 75% di plastica in meno e con carta certificata FSC. 

Il nuovo packaging progettato dall’azienda emiliana 

La nuova vaschetta sviluppata da Veroni Salumi ha un ridotto impatto ma garantisce la qualità di sempre dei prodotti, la sicurezza alimentare e la freschezza dei salumi che in questa vaschetta possono essere conservati al meglio e risultare come appena tagliati dal salumiere. 

Rispetto alle tradizionali vaschette di affettati di Veroni Salumi, questo nuovo packaging utilizza il 75% di plastica in meno. Infatti, solo il film superiore della vaschetta, trasparente e barrierato, è realizzato in plastica. Il resto invece è realizzato in carta certificata FSC – Forest Stewardship Council®. Questa certificazione assicura che il legno e la cellulosa utilizzati per la produzione della carta derivano da foreste gestite in modo responsabile, sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista sociale ed economico. 

Vaschetta ecologica, una risposta alle esigenze dei consumatori di oggi 

L’arrivo sul mercato di salumi inseriti in una vaschetta ecologica di questa tipologia deve essere considerato come una valida risposta alle esigenze dei consumatori di oggi. I consumatori di oggi sono attenti alla qualità dei prodotti e alla loro tracciabilità, ma anche alla sostenibilità ambientale. I rapporti Neurexplore 2020 e Nielsen 2020 ci raccontato che quasi tutti i consumatori, una percentuale infatti del 94%, sono disposti ad acquistare prodotti ecologici. Il 40% inoltre ha ammesso durante le interviste di essere pronto persino a cambiare marca pur di avere a disposizione un imballaggio sostenibile. Questo vale per tutte le tipologie di prodotti, per il 75% dei consumatori anche per i prodotti freschi da banco come appunto i salumi. 

La nuova linea di salumi Gli Affettati Nature

Fanno parte della nuova linea di salumi Gli Affettati Nature alcuni prodotti che tutti sono soliti portare sulle loro tavole, prosciutto cotto tradizionale e la variante arrosto, prosciutto crudo, salame Milano e Napoli, spianata romana, mortadella e molto altro ancora. Sono disponibili formati da 70 e da 100 grammi in modo da rispondere alle esigenze di ogni consumatore al meglio. Si tratta di salumi di altissima qualità, freschissimi, che sono prodotti seguendo le antiche tradizioni italiane e regionali. Vale la pena prenderli in considerazione insomma sia per portare in cucina prodotti ecologici e rispettosi dell’ambiente, che per portare in cucina il gusto e le tradizioni italiane in assoluto più antiche e ricche di fascino.

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Le frittelle semplici di Carnevale

Le frittelle semplici di Carnevale sono morbide e buonissime. Per le nostre frittelle semplici di Carnevale abbiamo usato pochissimi ingredienti.


Le frittelle semplici di Carnevale

Carnevale è sinonimo di fritture e di piatti elaborati. L’usanza di mangiare abbondantemente in questo periodo dell’anno sarebbe dovuta al fatto che,subito dopo, inizia la Quaresima. Per quaranta giorni, tanto dura la Quaresima, si mangia di magro, preferendo cibi semplici e privi di carne.

 Durante i giorni di divertimento si consumano carni, soprattutto di maiale, polenta e lasagne. I dolci carnevaleschi più noti sono le chiacchiere, dette anche bugie, galani o lattughe. Sono tantissimi i dolci regionali come le castagnole, tipiche del Centro Italia, ed i ravioli dolci che possono essere farciti con cioccolato o marmellata.

Le frittelle semplici di Carnevale, la ricetta

Vi proponiamo la nostra ricetta semplice ed economica.

Ingredienti:

300 grammi di farina

1 cucchiaino di lievito per dolci

1 limone non trattato

50 grammi di zucchero

2 cucchiai di uvetta sultanina

100 grammi di miele millefiori

30 grammi di olio di semi

100 grammi di latte intero

Codette colorate

olio per fritture

Mettiamo l’uvetta a rinvenire nell’acqua tiepida che si può aromatizzare con del liquore. Laviamo il limone e grattugiamo la scorza.

In una terrina capiente setacciamo la farina ed uniamo 1 cucchiaio di scorza di limone, soltanto la parte gialla. Aggiungiamo lo zucchero e l’olio, lavorando bene. Eliminiamo tutti i grumi; aggiungiamo il latte e l’uvetta perfettamente strizzata. Mescoliamo bene in modo da avere un impasto omogeno. Versiamo il lievito e mescoliamo. In una pentolino mettiamo il miele e un pizzico di scorza di limone; facciamo scaldare, senza portare a bollore, e spegniamo.

Mettiamo a scaldare abbondante olio. Friggiamo l’impasto a cucchiaiate; giriamo le frittelle dopo qualche minuto.

 Scoliamole quando sono dorate e passiamole nella carta assorbente. Immergiamole, ancora calde, nel miele in modo che siano completamente ricoperte. Sistemiamole su un vassoio e decoriamole con le codette colorate.


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Come fare il gelato fatto in casa

Per fare il gelato in casa non c’è bisogno di usare la panna: insomma, con i giusti accorgimenti è possibile ottenere una versione light di questo alimento, che non è solo goloso ma anche nutriente. Tutto ciò di cui si ha bisogno è rappresentato da 5 cucchiai di zucchero, mezzo litro di latte e una bustina di vanillina. Il primo passo da seguire consiste nel versare il latte in uno o più vasetti di vetro, riempiendoli fino a tre quarti della loro altezza. A quel punto il latte deve essere lasciato in freezer per 4 ore (nel caso in cui si utilizzi la gelatiera ne bastano 2).

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La polenta al sugo di carne

La polenta al sugo di carne è un piatto delizioso. Facile da preparare, la polenta al sugo di carne si può servire in tutte le occasioni, anche nei giorni di festa.

La polenta al sugo di carne
La polenta è poco costosa e versatile.
Se avanza si può riscaldare, friggere o grigliare. Sazia a lungo, ha pochissimi grassi ed è priva di glutine. Contiene potassio, fosforo e vitamina A.
Migliora il transito intestinale e si può rendere ancora più salutare abbinandola a verdure di stagione. Sviluppa circa 300 calorie ogni 100 grammi.
E’ adatta non solo per ricette salate ma anche dolci come torte e biscotti.

La polenta al sugo di carne, la ricetta
Ecco la nostra ricetta semplice.
Ingredienti:
500 grammi di farina per polenta
sale
1 cipolla piccola
1 carota piccola
1 spicchio di aglio
150 grammi di pancetta dolce a dadini
300 grammi di macinato di vitello
500 grammi di passata di pomodoro
vino rosso
olio extra vergine d’oliva
1 foglia di alloro

Prepariamo la polenta portando a bollore circa 2 litri di acqua. Versiamo la farina per polenta a pioggia e mescoliamo. Cuociamo a fiamma bassa mescolando spesso. Sulla pentola mettiamo un coperchio lasciandolo però leggermente sollevato; per riuscirci appoggiamo sul bordo della pentola una posata.
Per il condimento tritiamo la carota e la cipolla. In una pentola a bordi alti mettiamo un giro d’olio, l’aglio schiacciato e la foglia di alloro. Uniamo il trito e mescoliamo. Quando la cipolla diventa trasparente versiamo la pancetta e poi la carne. Bagniamo col vino e lasciamo sfumare. Dopo qualche minuto versiamo la passata e mescoliamo bene. Copriamo e cuociamo per circa 40 minuti; saliamo leggermente.
La polenta sarà pronta dopo circa 40 minuti; saliamo. Eliminiamo l’aglio e la foglia di allora dal sugo. Serviamo la polenta calda con abbondante condimento.

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Peperone crusco: bontà dolcezza ed origini

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A dispetto dell’idea comune del peperone, quello crusco non è piccante ma anzi dolce e di colore rosso con la sua croccantezza donata dal tipo di lavorazione che lo contraddistingue. Ora andremo a vedere nello specifico le origini del peperone crusco, gli usi e le curiosità di questo must della cucina lucana e calabrese.

Fu importato dagli aragonesi nel XVI secolo in Italia dalle colonie spagnole delle Antille e, grazie alla dedizione e cura dei contadini meridionali nei confronti di questa qualità di peperone, si è aggiudicato la certificazione IGP (indicazine geografica protetta). In origine Capsicum annuum, famiglia delle Solanacee, è approdato quindi in Europa grazie al ritorno dalle Americhe di Cristoforo Colombo. Un piccolo aneddoto narra che il medico di bordo Chanca di Siviglia abbia scoperto le loro virtù sia mediche che culinarie stivandone una bella quantità in una delle caravelle. Per prepararlo viene utilizzato di norma il peperone di Senise IGP simile ai peperoncini piccanti ma dalle noti dolci e con una polpa perfetta per l’essiccazione. Il procedimento che deve seguire è particolarmente preciso prima di tutto deve friggere leggermente per pochi secondi e per raggiungere la croccantenzza che lo contraddistingue lo si mette in frigo. E’ proprio mediante questo shock termico che assume questa particolare consistenza detta crusca, la quale ne determina il nome appunto. Ma perché il nome Senise? Questa località lucana è in provincia di Potenza e la semina dei peperoni, rigorosamente in agosto, avviene ai piedi del Parco Nazionale del Pollino. Dopo la raccolta vengono racchiusi per circa tre giorni in stoffe appositamente scelte ove riposano per poi essere cuciti tutti insieme con ago e filo nelle tipiche collane chiamate serte lunghe anche per diversi metri e infine appese ai balconi o altre strutture per l’essiccazione finale. In moltissimi paesi della Calabria e Basilicata tutt’ora oggi è in uso questa tipica tradizione che emana nelle strade un profumo dolce e dipinge di un rosso acceso tutto il paesaggio. Inoltre grazie a questo tipo di essiccazione è perfetto per essere usato tutto l’anno dalle salse per condimento all’accompagnamento di carne o pesce o polverizzato da utilizzare come spezia.

Ampiamente usato in ambito popolare ha riscosso un grande successo anche in ambito nazionale, vediamo quindi in definitiva come poterlo usare al meglio in cucina. Innanzi tutto non deve essere assolutamente lavato se non pulito con un panno asciutto, in seguito va fritto nell’olio bollente scolato e poi spezzato per esaltarne il sapore. A questo punto è perfetta la sua presenza nelle farciture, nella carne macinata o come aggiunta nei primi. Una ricetta che non può mancare in una cucina che si rispetti è peperone crusco e patate, ricetta tipica della Basilicata. Infine per concludere ne lodiamo la presenza all’interno di due piatti molto particolari e molto interessanti, quali cervello di vitello con piselli sbollentati e riso basmati al curry e un panino gourmet a base di pancia di vitello, senape, barbabietola, acciughe, cipolle, uovo di quaglia e tonno.

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Il succo di arancia 100%, salutare e buonissimo

Il succo di arancia 100% potrebbe proteggere l’apparato cardiovascolare senza avere conseguenze sul peso. Consumare regolarmente un bicchiere di succo di arancia 100% sarebbe indicato per monitorare la pressione arteriosa.

Il succo di arancia 100%, perché fa bene

Secondo i dati diffusi duranti il congresso della Federation of european nutrition societies, il succo di arancia 100% sarebbe piuttosto benefico.
I suoi effetti positivi riguardano l’apparato cardiocircolatorio perché sarebbe in grado di mantenere costante la pressione arteriosa.
Gli esperti hanno sottolineato che non ha affetti negativi sul peso. Consumare quotidianamente un bicchiere di succo di arancia 100% non fa ingrassare.
A renderlo particolarmente salutare è la presenza di esperidina che riduce la pressione arteriosa. Si tratta di un polifenolo utile a garantire il buon funzionamento dei vasi sanguigni.
Inoltre, il succo di arancia 100%, senza eccessi, non fa ingrassare come è stato dimostrato da un’analisi scientifica. Sono stati presi in esame per 12 settimane 200 pazienti che hanno consumato dai 2 ai 3 bicchieri , pari a massimo 500 ml. E’ stato concluso che questa bevanda non influisce negativamente sul peso perché il contenuto calorico è ridotto.

Il succo di arancia 100%, idee in cucina

Il succo di arancia 100% è salutare e buonissimo. Perfetto per una pausa rigenerante si può adoperare per moltissime ricette, sia dolci che salate.
Al mattino si può accompagnare con del pane o una fettina di torta ma si è buonissimo anche con dei cereali o uno yogurt.
Il succo di arancia è l’ideale per preparare dolci come crostate e creme. Può diventare la bagna di un pandispagna o di un ciambellone oppure si può aggiungere alle torte.
Nei piatti salati si può aggiungere durante la cottura delle carni, per esempio delle scaloppine. Si abbina anche con le verdure e gli ortaggi come i cavolini di bruxelles.

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I crostini al pesto di rucola e noci per Ognissanti

I crostini al pesto di rucola e noci è un’idea vegetariana per Ognissanti. I crostoni al pesto di rucola e noci sono un’idea per riciclare il pane avanzato.

I crostini al pesto di rucola e noci per Ognissanti

Il nostro pesto di rucola e noci si può usare per preparare tramezzini, panini o per farcire torte salate.
Il primo novembre è un giorno di festa nazionale nel quale si ricordano tutti i santi. Le origini di que
sta ricorrenza si fanno risalire ad antichi riti agrari in uso nell’antica Roma.
Invece, il 2 novembre è la giornata dedicata alla commemorazione dei defunti. In tutta Italia è tradizione consumare piatti particolari preparate con fave secche e carni ma anche cardi e castagne.
Per questa giornata di festa si portano in tavola preparazioni elaborate e golose come i dolci a base di frutta secca.

I crostini al pesto di rucola e noci per Ognissanti
Ecco la nostra ricetta vegetariana.
Ingredienti:
300 grammi di rucola fresca
olio extra vergine d’oliva
100 grammi di noci sgusciate
sale
pane raffermo
Mondiamo la rucola eliminando le foglie più rovinate e vecchie. Laviamola con attenzione e lasciamola scolare. Spezziamo grossolanamente le noci e trasferiamole nel vaso del mixer. Aggiungiamo circa 2 cucchiai di olio ed iniziamo a frullare a scatti. Uniamo la rucola e continuiamo a frullare fino ad ottenere la consistenza desiderata.
Saliamo e mescoliamo bene.
Tagliamo il pane a fette e mettiamolo in una padella antiaderente oppure in forno a 180 gradi per 5 minuti. Appena diventa dorato cospargiamolo col pesto di rucola e noci e serviamo.

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Gli sprechi alimentari delle mense scolastiche: cosa dovrebbero fare le scuole italiane?

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Le famiglie italiane hanno cambiato in modo eccellente le loro abitudini alimentari nel corso degli ultimi anni, in parte perché sempre più attente alla sostenibilità e in parte perché desiderose di riuscire a risparmiare quanto più possibile, dato che di soldi a disposizione non ce ne sono mai abbastanza. Le famiglie italiane sono quindi riuscite a comprendere come fare una spesa che risulti responsabile, calibrata sui reali bisogni alimentari della famiglia, così da evitare ogni possibile spreco. Non solo, gli italiani sono diventati anche dei veri e propri maghi nel riutilizzo degli ingredienti, soprattutto grazie al potere del web che offre loro libero accesso a migliaia e migliaia di ricette. E ciò che proprio non può essere utilizzato, lo si surgela ovviamente!

Sì, le famiglie italiane hanno cambiato le abitudini alimentari in modo eccellente e stanno quindi nel loro piccolo facendo qualcosa di concreto contro lo spreco alimentare. Possono ritenersi soddisfatte, sino a quando non arriva il momento di mandare i loro bambini al nido, alla scuola materna, alle scuole elementari a tempo pieno. Che cosa accade infatti a tutto il cibo delle mense scolastiche? I bambini mangiano tutto ciò che hanno nel piatto o producono molto spreco? I bambini producono molto spreco alimentare: sembra che addirittura un terzo dei prodotti che arrivano sulle loro tavole a scuola vada a finire direttamente nel cassonetto della spazzatura.

Non possiamo assolutamente permetterci uno spreco di questa tipologia, ma che cosa possono fare le scuole per evitarlo? Le scuole dovrebbero prima di tutto cercare di fornire ai bambini, anche a quelli più piccoli, informazioni utili su che cosa sia lo spreco alimentare e sul perché si tratti di una pratica che non deve assolutamente essere protratta. Dovrebbero incentivarli quindi a mangiare ciò che hanno nel piatto e a non aprire i prodotti confezionati se si sentono già sazi e se credono che non riusciranno a finirli. Certo, informare e dare queste piccole indicazioni è importante, ma da solo non basta.

I prodotti confezionati che non sono stati aperti dovrebbero essere depositati dai bambini e dai ragazzi si un tavolo, che la scuola provvederà ad allestire per l’occasione. Questi prodotti confezionati potrebbero poi essere offerti ai bambini al momento della merenda oppure potrebbero essere consegnati loro alla fine delle lezioni scolastiche, in modo che vengano portati a casa e consumati quindi in famiglia. Un’altra valida alternativa potrebbe essere quella di offrire questi prodotti confezionati ad associazioni di volontariato che potrebbero poi portarli alle persone più bisognose, sempre che abbiamo una scadenza lunga nel tempo. Per quanto riguarda invece la frutta fresca, potrebbe essere intelligente che le scuole creassero degli spazi in cui conservarla, ovviamente in modo adeguato e sempre seguendo quelle che sono le normative oggi vigenti, così che i bambini possano mangiarla a merenda oppure il mattino successivo durante le ore scolastica.

Ovviamente lo spreco alimentare non è un problema solo ed esclusivamente italiano, ma anzi un problema a livello globale. Negli altri paesi si stanno già prendendo molti provvedimenti al proposito, sulla falsariga di ciò che sopra abbiamo avuto modo di descrivervi. In America in modo particolare, dove lo spreco alimentare è davvero molto elevato, si seguono questo genere di direttive ormai in molti istituti. QUi da noi in Italia si inizia a parlarne adesso, ma per il momento pochi istituti prendendo in considerazione queste indicazioni. Sarebbe bello se anche da noi invece si diffondessero quanto più possibile, così da poter nel giro di qualche anno riuscire ad eliminare del tutto lo spreco alimentare delle mense scolastiche.

Articolo a cura della redazione di Scuola Magazine

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